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Uno studio sul futuro della produzione nei prossimi 10 anni
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Con il lavoro digitale
1 milione i posti a rischio
MAURO SPIGNESI


In ballo ci sono oltre un milione di posti di lavoro. Non pochi per un Paese come la Svizzera di quasi 9 milioni di abitanti e poco più di 5 milioni di occupati. Un milione di posti, si diceva, che potrebbero essere spazzati via dalla progressiva, e ormai irreversibile, corsa verso una produzione sempre più digitalizzata. Una corsa che tuttavia potrebbe anche portare a riequilibrare la situazione creando, in settori diversi, da 800mila a un milione di nuovi occupati. Ma il passaggio non sarà automatico. E forse neanche indolore. Una sensazione che emerge da uno studio della società McKinsey per l’Europa, il Regno Unito e la Svizzera, sulla trasformazione del mondo del lavoro e il suo impatto sull’occupazione da qui al 2030. Uno studio di un anno fa che per molti esperti rappresenta già il presente, visto che la trasformazione potrebbe subire una brusca accelerata per effetto della pandemia.
Secondo McKinsey, da subito servono investimenti sulla formazione e la riqualificazione del personale. "La nostra impressione è che tuttavia non si sia ancora capita la portata della sfida che ci attende - spiega Cristina Giotto, direttrice dell’Ated, l’associazione nata in Ticino per favorire la diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione nell’economia -. Un primo segnale è arrivato in questo periodo di crisi sanitaria quando le aziende hanno avviato il lavoro da casa e ci sono stati diversi problemi sul piano della sicurezza informatica. Quello che manca è una visione complessiva del problema". Inoltre con la crisi l’aggiornamento del personale è una delle prime voci del bilancio che spesso sono state tagliate.
Eppure il cambiamento è già cominciato. Basta pensare al settore bancario, dove l’uso dell’online banking ha spinto tanti clienti a non presentarsi più allo sportello. Una tendenza che potrebbe far scomparire circa 50mila posti. Le vendite online invece potrebbero azzerare 120mila posti del settore del commercio. La robotica industriale a sua volta potrebbe incidere con tagli fra 70mila e 100mila posti. Naturalmente non tutto sarà automatizzato. Il fattore umano sarà ancora determinante in termini di idee, strategie, capacità di gestire il quotidiano. "Ma la tecnologia ha già un ruolo importante. Noi come Ated - dice Giotto - partiremo a breve con il progetto "Digital skills (competenze digitali), proprio per capire cosa concretamente serve alle aziende sul territorio. E mettere a punto un programma frutto di uno scambio di esperienze per affrontare la trasformazione".
McKinsey nel suo studio mette in guardia i diversi Paesi (in Europa a 90 milioni di persone serviranno nuove competenze) perché la domanda di certe professioni sarà abbondantemente superiore all’offerta. In Svizzera i tremila laureati all’anno nelle diverse branche della tecnologia potranno colmare solo la metà della richiesta. Il rischio è dunque quello che molte aziende siano tentate a trasferire interi reparti all’estero, riducendo lavoro, gettito fiscale, investimenti e dunque salari e Avs. La speranza può venire dai giovani. "Nei nostri corsi di robotica - conclude Giotto - abbiamo notato che i ragazzi hanno sviluppato competenze innovative davvero interessanti che potrebbero trasformarsi in valore aggiunto per le aziende. A patto che questi giovani possano essere lasciati liberi di sviluppare il loro lavoro creativo e non vengano in qualche modo ingabbiati da una organizzazione del lavoro che finirebbe per penalizzarli".
mspignesi@caffe.ch
27.06.2020


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