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La politica statunitense è giunta ormai ad un bivio
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Un deficit federale
con cifre da record
LORETTA NAPOLEONI, ECONOMISTA


Il crollo della Lehman, la crisi dei mutui spazzatura, quella del debito sovrano ed adesso il Covid hanno giustificato molti cambiamenti radicali nelle politiche monetarie. Si parla inizialmente di Quantitative easing (Qe), la decisione di stampare carta moneta ed immetterla nel sistema economico, una sorta di trasfusione monetaria iniziata nel 2008 per evitare che le economie collassassero. La teoria economica insegna che, passata la bufera, questo denaro deve essere sterilizzato, in altre parole deve uscire dal sistema altrimenti scatta l’inflazione. Ebbene questo non solo non è successo ma il Qe è stato rilanciato anno dopo anno. Risultato debito pubblico e deficit sono aumentati. Per coprirli ogni anno Paesi come gli Stati Uniti hanno stampato più denaro, tuttavia l’inflazione continua a rimanere al di sotto della soglia ideale del 2 per cento.
Questo lo scenario a gennaio del 2020 quando il Covid ha messo in lockdown l’economia globale. A quel punto per evitare di far precipitare il villaggio globale nella depressione economica, tutti i governi hanno deciso di indebitarsi ulteriormente per sostenere la forza lavoro e le imprese. Ma come farlo rapidamente? Soluzione: stampare i soldi e dall’elicottero gettarli a pioggia sulla popolazione. Negli Stati Uniti, ad esempio, lo Stato ha pagato tutti gli stipendi per mesi, evitando che le imprese andassero in bancarotta e lo ha fatto creando il denaro necessario elettronicamente, non lo ha neppure dovuto stampare, gli assegni sono arrivati nei conti degli americani o nella cassetta della posta.
Nel momento di massima crisi, cioè a fine gennaio inizio febbraio quando si è iniziato a capire che bisognava costringere la gente a stare in casa, nessuno ha obiettato che l’intervento eccezionale dello Stato avrebbe fatto gravitare ulteriormente il debito pubblico. Negli Stati Uniti il governo ha speso 3 mila miliardi di dollari e ne vuole spendere almeno un altro miliardo nelle prossime settimane. Il deficit federale è ormai il più alto della storia dalla fine della seconda guerra mondiale.
Tutti pensano che alla fine della pandemia ci verrà presentato il conto e per far tornare il deficit a livelli reputati gestibili saliranno le tasse. Ma se non fosse così? Se il limite della spesa dello Stato non fosse la dimensione del debito e del deficit ma l’inflazione? Uno Stato sovrano può stampare liberamente per autofinanziarsi, come è accaduto con il quantitative easing ed i soldi dall’elicottero. È irrilevante la dimensione del debito pubblico totale, ed infatti secondo le ultime stime quello totale americano è 27 mila miliardi di dollari. Il pericolo è avere troppi pochi prodotti e servizi sul mercato rispetto alla domanda, a quel punto scatta l’inflazione.
I sostenitori della Modern Monetary Policy, tra cui la deputata americana Alexandria Ocasio-Cortez, sono convinti che non ci si debba preoccupare delle dimensioni del debito ma delle condizioni dell’economia reale. La Ocasio-Cortez ha infatti suggerito che la Riserva Federale stampi il denaro necessario per lanciare un new deal verde, e perché no? Il new deal degli anni Trenta fu finanziato nello stesso modo.
17.10.2020


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