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La stupefacente ripresa dell'economia cinese
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Cina, ovvero "Fabbrica"
per un mondo malato
LORETTA NAPOLEONI, ECONOMISTA


Gli indicatori economici cinesi confermano che per questo Paese la pandemia ormai appartiene al passato, al trimestre nero del 2020, il primo dell’anno quando a seguito del lockdown il Pil è crollato del 6,8 per cento. Nel terzo trimestre, invece, il Pil cinese è salito del 4,9 per cento su base annuale, nel secondo aveva registrato una crescita del 3,2 per cento. La ripresa appare solida, sempre nel terzo trimestre le vendite al dettaglio sono aumentate del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente; la produzione industriale è cresciuta del 6,9 per cento e nei primi nove mesi  dell’anno gli investimenti sono aumentati dello 0,8 per cento, tutto ciò conferma che ormai la seconda economia mondiale ha riguadagnato tutto il terreno perso nei primi mesi dell’anno.
Alla base della ripresa c’è il contenimento del virus che ha consentito alle fabbriche di riaprire rapidamente e di capitalizzare dalla corsa globale per le attrezzature mediche e per la tecnologia del lavoro da casa. Questo spiega la crescita del Pil nel secondo trimestre del 2020: nel momento in cui l’economia mondiale scivolava lungo la china della pandemia, in Cina si riaprivano le fabbriche e il paese era in grado di supplire alle carenze delle economie mondiali. È quindi molto probabile che la seconda ondata del Covid in occidente crei nel terzo trimestre le stesse condizioni e quindi finisca per sostenere le esportazioni cinesi.
Che la Cina sia pronta a continuare ad essere la "Fabbrica" di un mondo in lockdown ce lo conferma la forte crescita delle importazioni nel terzo trimestre, segno non solo che la ripresa interna è solida ma che la produzione è in aumento. Sullo sfondo di questi successi c’è la politica economica e monetaria perseguita da Pechino ben diversa da quella occidentale. Il miglioramento dell’economia cinese è arrivato con un indebitamento del governo relativamente contenuto ed una politica da parte della banca centrale meno espansiva rispetto al resto del mondo. Al contrario, l’intervento di sostegno di Pechino è stato decisamente mirato nei confronti delle imprese mentre la banca centrale si è concentrata sul mantenimento dei flussi di liquidità. Niente soldi dall’elicottero, dunque.
I numeri mostrano che il precoce e feroce contenimento del virus ha permesso all’economia cinese di fare un rimbalzo più veloce di qualsiasi altro Paese. Questo è un raro aspetto positivo di un’economia globale che sta ancora cercando di uscire dalla sua peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione, una rinascita ulteriormente complicata dalla seconda ondata di Covid-19 in Europa e negli Stati Uniti.
Interessante è l’analisi degli indicatori economici da parte del Fondo monetario internazionale, questa mostra che nel 2020 la percentuale di crescita mondiale proveniente dalla Cina dovrebbe passare dal 26,8 nel 2021 al 27,7 per cento nel 2025. Il Fmi sostiene anche che nel 2020 la crescita cinese è praticamente l’unica ragione per cui si prevede che la produzione globale sarà superiore dello 0,6% entro la fine del 2021 rispetto alla fine del 2019.
24.10.2020


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