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Settore delle costruzioni e il rischio della cementificazione
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"Solo le grandi opere
possono aiutare l'edilizia"
MAURO SPIGNESI


Le prospettive non sono buone. Gli effetti della pandemia si stanno facendo sentire, stanno rallentando i lavori nei cantieri", dice il presidente della Società svizzera impresari costruttori, sezione Ticino, l’ingegner Mauro Galli. L’edilizia è uno dei settori chiave, insieme a ricerca, innovazione e mobilità su cui puntare per la ripartenza, come ha affermato il consigliere di Stato Christian Vitta. "A patto che si capisca dove devono andare gli investimenti e si faccia una seria programmazione", spiega Angelo Renzetti, importante impresario e titolare dello studio di architettura Renzetti&Partners. A Galli e Renzetti, separatamente, il Caffè ha chiesto di fare il punto della situazione in un settore economico che garantisce complessivamente in Ticino oltre ottomila buste paga.
Il coronavirus ha modificato lo scenario. Ma restano ancora tassi d’interesse bassi e una certa liquidità. C’è persino chi dice, come l’economista Christian Marazzi, sull’edizione scorsa del Caffè, che puntando ancora sull’edilizia c’è il rischio di una cementificazione e una spinta speculativa. È possibile?
RENZETTI
"No. Ci sono zone e città dove domanda e offerta si incontrano ancora. Io, ad esempio, ho un cantiere a Paradiso, è vero che si marcia a singhiozzo per effetto della pandemia, perché qualche operaio si ammala o non arriva il materiale dall’estero (soprattutto dall’Italia) ma la richiesta di case c’è. E questo perché Paradiso ha un moltiplicatore d’imposta attraente, ha servizi, aree verdi e la gente qui vive bene. Voglio dire che non si può generalizzare o fare interrogazioni in parlamento, e in questo caso mi rivolgo ai politici, per fare affermazioni che non fotografano esattamente la realtà".
GALLI
"La realtà è che oggi stiamo soffrendo. Alcuni cantieri vanno a rilento perché diversi operai sono in quarantena, non perché sono malati ma perché hanno un figlio che è risultato positivo e dunque devono restare a casa. Se capita a un muratore i lavori rallentano ma se capita a una figura più importante, come un capocantiere, abbiamo problemi con l’organizzazione e si rischia il blocco dell’attività".
Però le condizioni quadro restano buone?
GALLI
"Le prospettive, anche se il costo del denaro e dunque i bassi tassi delle ipoteche in teoria dovrebbero dare un impulso positivo, non sono buone. La realtà è questa. Per il prossimo anno prevediamo un calo dell’edilizia privata. Ormai non ci sono più i ritmi del passato".
Il mercato non assorbe più nuove costruzioni. Succede ovunque, è davvero un fenomeno ormai generalizzato?
GALLI
"La crisi dell’edilizia privata è legata a diversi fattori. Il tasso di case sfitte o invendute a livello cantonale, come si sa, è preoccupante. Molto è legato anche al fatto che la popolazione in Ticino da qualche anno non aumenta e dunque non ci sono più persone che vogliono acquistare una casa. Non so come cambierà lo scenario futuro".
Il futuro dipenderà molto dai segnali che darà l’economia. Cosa vi aspettate?
RENZETTI
"Il problema è che occorre mantenere le condizioni quadro, non soltanto economiche ma anche sociali. La popolazione in Ticino non cresce, è vero, dobbiamo tornare ad essere attrattivi. Però ho visto che recentemente, proprio per il fatto che la Svizzera è un Paese stabile, c’è stato un ritorno degli italiani".
Questo è un dato incoraggiante secondo lei?
“Diciamo che è un fenomeno che non ha le dimensioni di quello che abbiamo vissuto molti anni fa, ma possiamo ritenerlo comunque un segnale interessante”.
Il Consiglio di Stato ha messo l’edilizia nella lista delle priorità. Basterà per ridare slancio al settore o, nel concreto, cosa bisognerebbe fare?
GALLI
“L’unica scossa, che potrebbe attutire gli effetti della crisi, potrebbe arrivarci dal genio civile. Il settore pubblico, e mi riferisco al Cantone e alla Confederazione, potrebbero innescare una politica anticiclica con forti investimenti e l’apertura dei cantieri programmati. Penso a grossi lavori come quelli per completare il sistema del San Gottardo che potrebbero avere ricadute anche sulle aziende artigianali. O anche alla rete tram-treno del Luganese che potrebbe liberare milioni”.
Nell’edilizia solo alcune grandi imprese possono gestire cantieri complessi come quelli dei lavori pubblici. E le altre che faranno?
GALLI
“Vero, il problema resta per quelle aziende che non sono dimensionate o non hanno competenze per svolgere lavori pubblici. Queste imprese resterebbero tagliate fuori da una manovra anticiclica di cui parlavo. E allora per loro servirebbero altri generi di interventi, come la sistemazione del parco immobiliare pubblico, con scuole, ospedali, case di degenza, che hanno necessità di essere sistemati o ristrutturati”.
Ma nell’edilizia privata non si è davvero costruito troppo, non c’è il rischio cementificazione?
RENZETTI
“No, diciamo la verità sino in fondo perché altrimenti si fa confusione. Si è costruito tanto ma chi ha costruito? Sono le casse pensioni, non è il piccolo impresario ticinese che riesce a realizzare venti, trenta appartamenti per volta. Sono loro che ne realizzano cento, duecento di colpo, anche se non necessari, in una precisa zona del cantone. Se il mercato dell’affitto è inflazionato è colpa loro. Io ribadisco che bisogna dire la verità, e poi una volta capito cosa non va mettere le cose a posto. È mancata la programmazione, si è costruito senza criterio”.
Dunque secondo lei la responsabilità è soprattutto dei grandi investitori?
RENZETTI
“Le casse pensioni sono obbligate a investire annualmente. I loro dirigenti abitano a Zurigo, abitano altrove, non conoscono i problemi del Ticino. Arrivano qui, gli sottopongono un progetto approvato e loro lo finanziano. Prima snobbavano il nostro cantone, oggi forse perché altrove il mercato è saturo, stanno venendo da noi. Anche se poi noto che da un po’ di tempo si stanno tirando indietro da certi investimenti, sono diventati più prudenti”.
Pensando al futuro, quando si spera che si allenterà la morsa della pandemia e la situazione tornerà lentamente alla normalità, cosa vi aspettate?
GALLI
“Noi possiamo ragionare a breve termine. Perché poi ogni impresa, soprattutto quelle medio-piccole, devono rispettare una serie di parametri per reggersi in piedi. E dunque dobbiamo ragionare su interventi immediati. Certo, oggi è difficile anche solo immaginare cosa potrebbe accadere tra un anno. L’effetto della pandemia ha poi accelerato certi processi già presenti”.
RENZETTI
“Il futuro è nelle nostre mani, solo nelle nostre mani. Quello che dobbiamo fare è affidarci a chi ha l’esperienza, a chi tocca con mano la realtà ogni giorno e coglie così l’umore non soltanto del mercato ma anche della gente. Dobbiamo guardare avanti, vedere i segnali positivi”.
Dunque lei è ottimista?
RENZETTI
“Ottimista? No, mi pare un termine esagerato! Diciamo che sono realista. Tutti abbiamo bisogno di lavorare, soprattutto in un periodo difficile come questo”.
14.11.2020


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