Gli scenari
Vano tentativo di Trump
di comprare i ghiacciai
LUIGI BONANATE


Che cosa direbbe Donald Trump se Xi Jinping volesse comprarsi le isole Hawaii per il solo fatto che non sono tanto lontane dalla Cina? Potremmo chiederlo alla signora Mette Frederiksen, attuale premier della Danimarca, che si è vista chiedere da Trump quanto voleva per vendergli la Groenlandia che non è, a sua volta, neppure tanto lontana ma ha - guarda caso - una posizione geo-strategica che le consente di controllare l’accesso al Polo nord.
Non è una novità che quella landa desolata, abitata da meno di 60.000 persone e quasi completamente coperta da ghiacci perenni, abbia sempre attratto i Paesi viciniori (Usa, Canada, Russia, Danimarca, ai quali vanno aggiunti Islanda, Norvegia e Finlandia), un tempo esclusivamente per motivi di navigazione, e ora anche per ragioni strategiche. La ricerca del cosiddetto "passaggio a nord-ovest" fu una delle grandi pagine della storia delle esplorazioni, quando ancora non si sapeva se il Circolo polare artico fosse un’unica terra continua o avesse dei varchi per attraversarlo. L’esploratore R. Amundsen fu il primo a trovare un passaggio, nel 1905-6 e ad aprire dunque al mondo la possibilità di far viaggiare grandi imbarcazioni riducendo di quasi un terzo la durata del viaggio intercontinentale tra Europa (Russia) e America.
Ma non è questa la ragione che ha spinto Trump a fare una richiesta così balzana, che dovrebbe servire alle Forze armate statunitensi per presidiare una delle zone strategicamente più importanti del pianeta (ma è difficile valutare quanto quella posizione sia davvero vantaggiosa). Piuttosto incuriosisce che l’idea dell’acquisto abbia caratterizzato, nei secoli, la concezione geografica del mondo da parte degli Stati Uniti. La "politica degli aquisti", che faceva seguito al famoso slogan del presidente James Monroe ("L’America agli americani"), iniziò quasi due secoli fa e vide la corsa verso l’Ovest da parte delle originarie ex-colonie dell’Est. Gli Usa furono "uniti" dalla sottrazione ai nativi di grandi spazi che vennero progressivamente inglobati e accostati l’uno all’altro. L’occupazione dei coloni (i cowboys dei film western con cui Hollywood ci abituò a conoscere la storia Usa) fece passare il Paese dalle 13 province iniziali fino ai 50 Stati attuali, che furono acquistati con veri e propri contratti di carattere privatistico, o conquistati militarmente quando non si trovò l’accordo tra venditore e acquirente: operazioni che non possono non venire considerate, oggi come oggi, di una certa brutalità. La California era messicana e fu strappata ai suoi abitanti naturali facendone, dopo una guerra di conquista (1848-49), in una delle stelle che compongono la bandiera americana.
Non è difficile rendersi conto quanto diversa sarebbe stata la storia messicana se la California avesse continuato a far parte del Messico e quanto probabilmente ciò avrebbe nociuto ai progetti di espansione statunitensi. Ma la terra appartiene a chi la abita o a chi se la compera? Stia tranquilla la signora Frederiksen: per fortuna non si troverebbe più alcun notaio disposto a stilare un atto di vendita del genere.
25.08.2019


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