Gli scenari
Dollari sul petrolio,
miccia sempre accesa
LUIGI BONANATE


L’attacco al pozzo e alla raffineria, ad Abqaiq e a Kharais, in Arabia saudita, per mezzo di droni e di missili, ha provocato danni materiali significativi, ma non troppo, e per fortuna senza causare vittime umane. Non sappiamo neanche (ufficialmente) chi li abbia lanciati, ma non ci si può nascondere che chi ne ha avuto l’iniziativa corre un bel rischio: tra una provocazione che conta di sapersi fermare prima dell’abisso, e la volontà di dare "finalmente" avvio alla scena finale della tragedia petrolifera, una miscela di idrocarburi e denaro, che nel corso del Novecento ha determinato gran parte degli eventi mondiali.
Basterebbe questa constatazione per impegnarci coraggiosamente nella ricerca di alternative che - a qualsiasi titolo - possano ovviare alla (relativa) rarità di quel liquido oleoso: essendo così importante per lo sviluppo sociale e materiale dell’umanità, dovrebbe essere addirittura considerato, come l’acqua, un "bene comune dell’umanità", espressione con la quale ci si riferisce a un qualche cosa che per sua natura non può essere negato nessuno. Ora, sappiamo bene che la storia - sia nel caso dell’acqua come in quello del petrolio - ha preso altre strade, e sono proprio queste ultime che dobbiamo imboccare.
La più trafficata è lastricata di denaro. Saddam Hussein, nel 1990, pensò di potersi liberare dei suoi debiti prendendosi il petrolio del Kuwait, e gli andò, fortunatamente, male. Ora, il declino del prezzo del barile (causato dal rallentamento dell’economia mondiale) paralizza il grande piano finanziario di modernizzazione varato da bin Salman Saud al quale il flusso di denaro non giunge più rigoglioso; intanto, la società iraniana (e più questa che la sua classe dirigente) soffre pesantemente le conseguenze dell’embargo decretato dagli Stati Uniti. L’incursione di domenica scorsa potrebbe avere diverse origini e diventare un casus belli di primaria importanza. Chi trovasse questa ipotesi eccessiva, ricordi che nel 1939, tutti i Paesi dichiaravano la loro buona volontà di evitare la guerra, ma poi vi ci si precipitarono a capofitto.
Staremo a vedere, e contiamo sulla saggezza: anche di quella degli Stati Uniti. Basta ricordare quando Trump voleva "spianare" la Corea del Nord, per poi andarsene a passeggio con Kim Jong-un. Ma il Medio Oriente è tutt’un’altra storia: è una miccia permanentemente accesa. La questione arabo-israeliana incombe, lo scontro tra sciiti (iraniani) e sunniti (Arabia saudita) non si attenua. Tutto ciò dura da decenni. E gli Stati Uniti nel tempo hanno protetto l’Iraq per poi invaderlo, hanno confidato sull’Iran persiano e ora ne sono acerrimi nemici, si sono alleati all’Arabia saudita ma non la amano per nulla. Del resto, non è facile neanche fidarsi di bin Salman che ha fatto massacrare Khassogi, il giornalista dissidente, o dei Custodi della rivoluzione iraniana che hanno sostituito l’ideologia con la teocrazia, nonché di Trump, che ci sottopone tutti i giorni a una doccia scozzese...
La politica vuole moderazione e pazienza: ma devono mettercela tutti. Un errore potrebbe essere fatale.
22.09.2019


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