Gli scenari
Oggi la crisi climatica
fa più paura dell'atomica
LUIGI BONANATE


Immaginiamo che un paese come l’Italia (o uno qualunque), buon amico di un altro, si trovasse nei confronti di quest’ultimo in una posizione tanto critica da avergli decretato contro una serie di pesanti misure restrittive del commercio (ad esempio, l’embargo contro la Russia per la questione ukraina). Immaginiamo che quello stesso Paese, dopo aver sostenuto, nella questione libica, il governo ufficiale riconosciuto dall’Onu (quello di al-Sarraj, dunque), decida di appoggiare Haftar, che è spalleggiato proprio dalla Russia. Immaginiamo poi anche che l’iper-attiva Turchia continui i suoi giri di valzer diplomatici: con la Russia ha litigato e si è rappacificata più volte; e poi, adesso, va contro il redivivo Assad di Siria, che è amico di Putin...
Questo gioco ridicolo ma sanguinoso potrebbe essere moltiplicato per la maggior parte dei paesi del mondo: quasi 200, e se ognuno di essi facesse un ribaltone al giorno ne discenderebbe un caos indescrivibile. Ebbene, è proprio quel che sta succedendo oggi come oggi, producendo lo sfaldamento di qualsiasi ordine internazionale. La cosa è preoccupante ma non nuova, perché non dovremmo dimenticare che nella storia le relazioni internazionali si sono sempre svolte intorno al principio del rovesciamento delle alleanze, che implica, a sua volta, che ogni stato valuti tutti gli altri come uguali, amici o nemici, senza distinzioni e a seconda delle circostanze, ugualmente pronti ad aiutarli o combatterli. Il risultato è che le grandi decisioni politiche non siano fondate sulla scelta tra il giusto e l’ingiusto (o tra il bene o il male), ma sulla convenienza o i temuti pericoli. In altri termini: azioni morali (per quanto prevalentemente fallimentari) rivolte ad attori morali, oppure violenza immorale che si rivolge a un mondo di immoralità?
In quanto tali, opportunità egoismo e convenienza non possono essere proibiti in nessuno; ma se ciascuno se ne va per conto suo si sprofonda in una anarchia irrefrenabile, che ci impedirà di capire quali programmi Putin voglia sviluppare: pensa di espandersi a est o a ovest? E Kim Jong-un, che cosa intende fare con i suoi missili nucleari? La Turchia ha deciso di rinunciare all’ingresso nell’Ue? E la Cina smetterà mai di essere per noi una sorpresa quasi quotidiana? Ma sta ora avvicinandosi a tutti noi un pericolo mortale, comune ed egualitario che sembriamo del tutto incapaci di fronteggiare perché le proteste popolari sono insufficienti e le campagne politiche inefficaci. Una nuova, paradossale, forma di eguaglianza corre verso di noi: ne saremo tutti colpiti allo stesso titolo e allo stesso modo: questa sì che è globalizzazione! La crisi climatica (in tutte le sue varianti) produce danni eguali a tutto il mondo e tutti lo sappiamo. Si diffonde e ogni giorno ne vediamo i "progressi". Una storia è finita e deve iniziarne un’altra, fondata sulla consapevolezza della gravità della situazione e dunque sulla volontà di ribaltarla.
Pensavamo che quello nucleare fosse un pericolo immenso. Ora c’è anche quello climatico, totale e universale: ci salveremo tutti o non si salverà nessuno. Non ci sono vie di mezzo.
23.02.2020


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