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Gli scenari
L'Accordo di Abramo
che esclude la Palestina
LUIGI BONANATE


L’Accordo di Abramo", siglato alla Casa Bianca tra i rappresentanti di Bahrain ed Emirati arabi (due piccolissime entità del Golfo persico) e lo stato di Israele, pronubo Donald Trump, che fin dall’inizio del suo primo mandato aveva promesso una soluzione definitiva per la questione palestinese, non sembra poter risolvere la crisi iniziata nel 1948, costellata da un buon numero di guerre. In questa appariscente svolta diplomatica l’oggetto dell’accordo riguarda la promessa israeliana di sostenere l’annessione delle terre della Cisgiordania in cambio del reciproco riconoscimento giuridico tra i tre Paesi.
Saremmo tutti felici se questo potesse rivelarsi un passo decisivo per la pace mediorientale, specie in un periodo di turbolenza d’area piuttosto forte, ma qualche dubbio non può essere taciuto. Il primo riguarda il paradosso per il quale la Palestina - ovvero l’Autorità nazionale palestinese (Anp) - è stata esclusa da qualsiasi coinvolgimento. Ma la questione palestinese è il cuore di tutta questa storia! Israele e la Palestina rivendicano gli stessi territori; negli anni, Israele ha continuato la sua espansione, mentre la povertà e l’infelicità del popolo palestinese sono simmetricamente aumentate. L’Accordo di Abramo finge che non esista alcun altro interlocutore interessato alla vicenda... Inevitabilmente questa svolta inasprirà la situazione: reazioni e rappresaglie sono attese e nessuna apertura si è fatta verso i palestinesi.
Che poi siano gli Stati Uniti a officiare la cerimonia alla Casa Bianca è per più di un motivo provocatoria. In primo luogo perché scimmiotta gli Accordi di Oslo (1993) che furono l’unico grande tentativo concorde (ma sfortunato) di risolvere la questione palestinese. Ma quello era il prodotto di un processo di pace concordato tra i due avversari, mentre questo nuovo è poco più di un accordo consolare. E poi, che cosa c’entrano gli Stati Uniti in questa questione? Forse non ci siamo accorti che gli Usa non sono più la super-potenza che domina il mondo e controlla gli sviluppi di ogni crisi? Non dipende dagli Stati Uniti la pace in Medio riente, specie perché il quadro complessivo deve arricchirsi di altri due attori: l’Arabia Saudita e l’Iran, che sono (guarda caso) la prima, protettrice di Israele, e la seconda dei palestinesi. Il progetto americano è verosimilmente circondare l’Iran finché quest’ultimo non getti la spugna.
Anche in questo caso l’Anp ne farebbe le spese, ricavando da tutto questo balletto diplomatico-mediatico null’altro che una promessa (da marinaio) di Israele di sospendere (e non: annullare) l’espansione nei cosiddetti "Territori". Ben triste sorte toccherebbe dunque - comunque ciascuno la pensi - ai palestinesi che si ritroverebbero, appena si spengano le luci della festa, sconfitti senza aver neppure combattuto! Gli Emirati e il Bahrain non hanno problemi, e molti non sanno neppure dove stiano, sulla carta geografica: per essi si muoverebbe la diplomazia internazionale mentre alla Palestina, intorno alla quale, purtroppo, sono stati versati fiumi di sangue, neppure una pacca sulla spalla.
19.09.2020


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