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Oggi 'postmoderno'
è parola da buttare
RENATO MARTINONI


C’è una parola che ha fatto il giro del mondo ed è stata usata senza alcun ritegno: "postmoderno". Fino a qualche anno fa non c’era al mondo persona bramosa di fare bella figura che, di giorno e di notte, all’Equatore o al Polo Nord, non infilasse questo vocabolo misterioso in una frase scritta o in un discorso. Vuoi mettere l’effetto che faceva (e che a volte ancora fa) sentirla pronunciare? Postmoderno. Quel pensiero filosofico è postmoderno. Quell’opera d’arte è postmoderna. Quel film è postmoderno. Quel grattacielo è postmoderno. Quell’insalata di carciofini crudi è postmoderna. Quell’aperitivo sfizioso, fatto com’è di strati multicolori, è postmoderno. Quelle acciughe messe sotto sale marino e capperi sono postmoderne. E avanti Savoia!  Sicché, ciò che non era postmoderno era soltanto foffa o vecchiume degno di un mondo destinato alla gente di bocca buona. E solo ciò che era postmoderno, se non nei fatti, almeno con le parole, e chi sapeva infarcire i propri discorsi, in tutte le salse, con questo aggettivo, poteva illudersi di essere "in".
Ma cosa significa "postmoderno"? Nata un secolo fa per essere usata in ambiti precisi (quello religioso, per esempio), la brutta etichetta si era persa come è giusto che accada per tutte le cose che passano in questo mondo. Come le comete con la loro coda scintillante. Poi, dopo qualche decennio, era stata recuperata per dare voce a un inossidato desiderio, antiquato come Matusalemme: quello di lasciarsi alle spalle il vecchiume per entrare nel nuovo. Se non nei fatti (abbiamo sempre bisogno di illusioni), almeno con le parole. Nel "dopo" che è seguito ai caratteri sempre più banali e ripetitivi della modernità. Sicché tutto quello che poteva essere visto come "post", cioè posteriore alla polvere del passato, e alla noia del presente, cioè oramai già dentro il futuro, diventava di colpo innovativo, originale, creativo, futuristico e geniale.
La moda va ossequiata, se si vuol essere "à la mode". E questo ben si capisce quando si parla di abiti da indossare, di costumi da bagno, di acconciature dei capelli, di gioielli. Nessuno pertanto, almeno quando non torna in auge il "vintage", si veste come una volta. Ed essere "postmoderni", nel senso di andare a cercare sempre qualcosa di innovativo e di diverso, è cosa che si può capire. Ma quando il "postmoderno" invade la lingua, allora no. Quando questa parola, che fa tanto effetto, diventa un tormentone vuoto e consunto, allora no. Allora è meglio rinunciare a esibirlo a destra e a manca. Perché in questo caso, non si brilla, perbacco, quando ci si sporca la bocca con le parolone che non dicono nulla. Si fanno solo brutte figure. Figure barbine di emme postmoderna.
18.06.2017


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