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Sì ai diritti umani
ma senza confusione
RENATO MARTINONI


Settant’anni fa, nel dicembre del 1948, venne promulgata a Parigi la "Dichiarazione universale dei diritti umani". Scorrerne gli articoli è nutriente come leggere un libro ricco di insegnamenti: al pari cioè della Bibbia o della Costituzione di uno Stato. Secondo la "Dichiarazione" si nasce liberi e uguali in dignità e diritti. Dato che è dotato di una ragione e di una coscienza, l’uomo è tenuto a comportarsi con spirito di fratellanza nei confronti degli altri uomini. Ognuno ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza. Non si possono tollerare né la violenza, né la tortura, né la schiavitù. Un essere umano non può venire imprigionato finché non valga la certezza della colpa. Ognuno ha il diritto di lasciare il proprio paese e di rientrarci. Ognuno ha il diritto di chiedere asilo. Ognuno ha il diritto di avere una cittadinanza. La proprietà non si tocca.
Inutile aggiungere che molti di questi principi vengono calpestati giorno dopo giorno. In alcuni paesi più che in altri, senza che nessuno Stato al mondo possa dire di avere la coscienza del tutto a posto. Magari a qualcuno, in tempi di primanostrismo e di cosanostrismi, potrà dare fastidio che un testo varato all’estero (la "Dichiarazione universale" è stata sottoscritta da molti Stati in Francia) possa insegnare cosa fare e cosa non fare. Ma è il condensato di decenni di riflessioni e di conquiste, oltre che di molte cadute nel vuoto. Ma invita a rispettare i diritti degli altri e quelli propri (calpestando i diritti degli altri si rischia prima o poi di vedere calpestati anche i propri).
Non tutti nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Non sempre l’uomo mostra di essere in grado di usare la ragione e la coscienza. Lo spirito di fratellanza si spegne già al primo ostacolo (amore di fratelli, amore di coltelli). Il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza vengono di continuo messi in discussione. Violenze, torture e schiavitù, specie di bambini, sono a volte la regola. Le prigioni spesso strabordano: e chissà che non contengano anche degli innocenti. Molti lasciano il proprio paese e non ci possono tornare, se non rischiando la vita. Molti chiedono asilo e pochi lo ottengono. C’è chi gira senza un passaporto: non perché lo ha smarrito ma perché non ha una patria a cui poterlo chiedere. È facile cadere nel buonismo e occorre stare bene attenti a non farlo. Imparando a distinguere e anche ricordando che non esistono diritti senza doveri. Resta che la  "Dichiarazione universale dei diritti umani" sarebbe un testo da leggere a scuola. Magari nell’ora di civica. Non per fare i soliti discorsi che mettono in pace il cuore di molti. Ma per capire un po’ meglio i problemi che assillano il mondo.
16.12.2018


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