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Chi uccide l'ambiente
uccide anche il futuro
RENATO MARTINONI


Ogni generazione ha dei buoni motivi per essere riconoscente nei confronti di quelle che l’hanno preceduta. E anche per lamentarsene un poco. Negli anni Sessanta, in Germania, i figli hanno duramente criticato i genitori che in maniera diretta o indiretta avevano sostenuto il Nazismo e le sue orrende malefatte. Ne è nato uno scontro che ha scavato fossati profondi e dolorosi all’interno di molte famiglie. Non sempre per fortuna i rapporti fra le generazioni sono tanto travagliati. Ci sono però dei genitori che si illudono di avere fatto solo del bene ai loro figli. E a volte si offendono se il pupillo o la pargola osano muovere loro dei rimproveri. Fa male, è vero, sentirsi criticare. C’è persino chi dice un po’ ironicamente, che, se ci sono delle responsabilità, quelle vanno sempre e soltanto messe sul conto di mamma e papà.
Resta che ci sono colpe individuali e colpe collettive. Più che ai singoli genitori, queste ultime vanno addossate alle singole generazioni. A quella per esempio che, negli anni del boom economico, ha avuto il compito di gestire il territorio non possiamo non rimproverare di averlo fatto male. Anzi, malissimo, se osserviamo come è cambiato il paesaggio, in particolare quello urbanizzato. C’è stato un tempo in cui ci si sciacquava la bocca con parole come "pianificazione del territorio" e "piano urbanistico". Stando al fiume di discorsi fatti in quegli anni dovremmo vivere in un Paese costruito come Dio vuole, secondo regole rispettose della natura e del paesaggio. Dire che non è andata così è un banale eufemismo, dato che in molte parti del mondo si è distrutto, anche insensatamente, e si sono trasformati luoghi abitati in ecomostri che sono la vergogna non solo di chi li ha rapallizzati, ma prima ancora di chi ha concesso di farlo. Tanto che molti bei paesaggi sono oramai solo un mesto ricordo affidato alle fotografie. Vergogna e disonore alle generazioni passate che lo hanno permesso!
Ma non accontentiamoci di dare le colpe agli altri. I nostri figli faranno, giustamente, lo stesso con noi. Dopo che il paesaggio è stato distrutto, stiamo avvelendando il mondo, le sue terre, le sue acque, i suoi cieli. Facciamo troppo poco, al di là delle promesse, per combattere quest’altro assassinio. Chi è venuto prima ha ucciso il paesaggio. Noi ora facciamo di tutto per ammazzare l’ambiente. Toccherà a chi domani sarà adulto giudicarci, c’è da immaginare, con durezza e senza appello. Qualcuno di noi, quelli che ancora saranno in vita, cercherà di cavarsela a buon mercato, o di impietosire chi vorrà accusarci per le nostre colpe. Ma non ci saranno motivi bastanti per difenderci. Anche la nostra generazione ha fatto i suoi bei danni. E quanti! E quanto gravi!
10.03.2019


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