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Leonardo da Vinci
un dono per l'umanità
RENATO MARTINONI


Ricorre in questi giorni il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci. Il "genio universale". Colui che ha saputo eccellere in molti campi dell’umano operare: dalla pittura al disegno, dall’invenzione alla progettazione, dalla cultura umanistica a quella scientifica. Tanto per non cambiare c’è stato anche un piccolo incidente diplomatico. Il telegiornale di France 2 ha definito Leonardo "génie français". Apriti cielo! Il telegiornale della Rai 2 è insorto. Ma come? Forse che Vinci è un villaggio della periferia di Parigi? E Leonardo è un nome francese? E nella lingua di Molière si dice Lisa, per un nome, e Gioconda, per un cognome? Ma quanto sono nazionalisti i galletti d’oltralpe! Non gli basta credere che la Francia sia l’ombelico del mondo! Ora vogliono allungare le mani su quello che non gli appartiene…
Vero è che Leonardo è nato in Toscana e che a Firenze si è formato. Ma poi la vita lo ha portato a girare gli Stati di un’Italia che ancora non c’era, lavorando a lungo in Lombardia, poi a Mantova, Venezia, Roma. Infine l’artista ha vissuto un paio d’anni in Francia, morendovi e lasciando che le sue spoglie vi fossero sepolte. Gridando allo scandalo, il telegiornale italiano non ha mancato di parlare di "espansionismo d’oltralpe", di ironizzare sul "cambio di nazionalità" di Leonardo, sul fatto che il "genio italico" sia diventato, ma quanto sono ignoranti i figli di Asterix!, il "genio francese". Si è trattato insomma di una "clamorosa gaffe" (intanto, il primo di maggio, celebrandosi la festa dei lavoratori, il "Cenacolo" leonardesco a Milano è rimasto chiuso per i turisti).
La realtà è un po’ meno semplice e lineare della fierezza nazionale. Ci sono scrittori, studiosi, artisti, scienziati che nascono in un paese e passano una parte della loro vita (importante dal punto di vista artistico, culturale, sientifico) in un altro paese. Goethe era tedesco: ma il lungo periodo trascorso in Italia è stato fondamentale per lui. Francesco De Sanctis, uno dei padri degli studi letterari italiani, ha scritto una porzione della sua "Storia della letteratura italiana" esule a Zurigo. I Futuristi italiani si sono fatti le ossa a Parigi. Einstein era tedesco e ha studiato in Svizzera. Rita Levi Montalcini era italiana; ma ha lavorato molto negli Stati Uniti, approfittando di laboratori e mezzi per la ricerca finanziati dagli americani. Insomma, non è sempre facile appropriarsi di una artista (o di uno scienziato) partendo dal suo passaporto. Per questo non si può dire che quella dello sbadato giornalista francese sia stata un’"epica gaffe". Sarebbe più giusto aggiungere che Leonardo, il "genio" senza aggettivi nazionalistici, è stato un dono per tutta l’umanità.
12.05.2019


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