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Il tedesco ad Ascona,
il cinese a St. Moritz
RENATO MARTINONI


Succede di leggere che ad Ascona e in altri poli turistici del nostro Cantone si parla il tedesco invece dell’italiano. Un idioma forestiero al posto di quello del luogo. Non nelle case private, dove ognuno ha il diritto di usare la lingua che vuole. Ma negli hotel, nei bar e nei negozi. Uno non fa in tempo ad aprir bocca che il portiere, o la cameriera, o la commessa, gli chiede che cosa vuole. In tedesco, naturalmente. Uno magari insiste un poco, usando l’italiano. Ma l’altro prosegue imperterrito per la propria strada. Anche se magari è un frontaliero. La cosa è spiacevole per uno che parla italiano e vive nella regione. Ma come?, insorgono alcuni. Non siamo più padroni in casa nostra? È proprio necessario calare le brache in modo tanto sconcertante? Non vale, il primanostrismo, anche per le lingue? Non dovrebbero, i turisti, darsi un po’ la pena di imparare l’italiano? Quel tanto che gli serve per prenotare una camera, per ordinare un cappuccino o per chiedere quanto costa un boccalino? Fino a qualche anno fa c’era anche chi, temendo che la lingua tedesca si facesse sempre più invadente, parlava del Ticino come di una riserva indiana ("È l’unico Cantone che profuma di colonia", aggiungeva fra l’ironico e l’irato qualcun altro).
Mi è successo settimane fa di dover riservare per telefono una camera in un albergo del centro di Zurigo. Da bravo confederato, rispettoso della diversità e delle lingue nazionali, ho subito usato la lingua tedesca. La persona che stava alla reception non sapeva però una sola parola di tedesco. Conosceva soltanto l’inglese (oltre, non so con chi avessi a che fare, alla sua lingua madre). Per farla breve: per prenotare una notte nel centro di Zurigo, a soli due passi dalla stazione, non ho potuto usare la lingua di Zurigo. Sembrerebbe impossibile, eppure è proprio così. Parrebbe una "fake new" ma è la pura verità.
E allora viene da pensare che le cose stanno ancora peggio di quanto non possiamo azzardare. Il problema non riguarda soltanto una lingua minoritaria, l’italiano (non parliamo poi del romancio), ma la maggiore parlata elvetica. C’è anzi da immaginare che lo stesso succeda a Ginevra con il francese. Ma come faranno a vivere, in Svizzera, le persone che non sanno esprimersi in una delle tre lingue ufficiali? E per assumere, c’è da supporre risparmiando, gli alberghi non chiedono che il personale forestiero conosca almeno un poco una parlata del nostro Paese? Con il boom del turismo asiatico c’è da ipotizzare che prima o poi chi riserva una camera a St. Moritz dovrà farlo in cinese. Se lo farà in tedesco, francese o in italiano verrà preso per un marziano arrivato con la navicella. Un extraterrestre che parla una lingua galattica.
09.06.2019


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