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Fogli in libertà
Quei mascalzoni che...
si rimangiano le parole
RENATO MARTINONI


Un parlamentare italiano della Lega ha definito la volontaria rapita in Africa e poi liberata, fra presenzialismi e squilli di trombe, una "neoterrorista". Ne sono conseguite le rituali reazioni di sdegno e di scuse. La storia è sempre la stessa: si spara e poi si finge di pentirsi. Una delle peggiori pandemie che hanno colpito il mondo riguarda il non-valore dato alle parole che un tempo erano sacre. A far dimenticare la sortita sono giunti degli aiuti: l’ex prigioniera si sarebbe convertita all’islam; per la liberazione è stata pagata un’ingente somma. I terroristi useranno i milioni per finanziare le loro malefatte.
Insomma, il parlamentare se l’è cavata a buon mercato: nessuna tiratina d’orecchi, se non dagli avversari, e soprattutto la solita tecnica dello "scusate, non volevo offendere, ma…" e del "sono stato frainteso, le mie parole vanno lette in un contesto…" Minestra quotidiana che serve solo a legittimare la povertà degli argomenti e l’ansia di uscire dall’anonimato. Non basta scaldare le scranne di un Parlamento per essere riconosciuti per strada e per venire rieletti. È necessario, di tanto in tanto, fare un po’ di baccano.
La cosa più grave però non è tanto la sortita del parlamentare-somaro, e neanche l’abito dell’ex prigioniera dei terroristi, c’è da immaginare, già religiosissima prima del rapimento e della presunta conversione all’islam. Il peggio del peggio sta nell’abitudine radicata di voltare bandiera, di dire cose "forti" e subito dopo di negare, di buttare il sasso e di urlare: "la pietra mi è scappata di mano". La morale cristiana, la morale borghese, la morale contadina, persino la morale dei rivoltosi del Sessantotto ha spesso considerato la coerenza un valore da rispettare. Vero è che errare è umano e che soprattutto il mondo è pieno di voltamarsina. Non vanno però sottovalutate le conseguenze di un’abitudine sempre più diffusa: quella di dire una cosa e poi di smentirla il giorno dopo. Tornano allora alla mente le parole di uno scrittore fiorentino un tempo molto celebrato, Giovanni Papini: "Chi non riconosce agli uomini d’ingegno, agli inseguitori, agli artisti il pieno diritto di contraddirsi da un giorno all’altro non è degno di guardarli". Sono parole vitalistiche, fondate su un opportunismo da mettere la pelle d’oca. Subito dopo sarebbe scoppiata la prima guerra mondiale, grazie anche alla propaganda dei guerrafondai, degli interventisti e di gente esaltata. Ancora un pugnello d’anni e l’Italia sarebbe finita sotto il Fascismo, guidata da un tale che di voltamarsinaggio se ne intendeva assai bene. Quello di contraddirsi, magari da un giorno all’altro, non è un diritto. È invece un atto di cui soltanto i mascalzoni possono andare fieri.
23.05.2020


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