Fuori dal coro
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Alti e bassi del Ticino
letti da un ex ministro
GIÒ REZZONICO


Un amico collega mi ha segnalato l’intervento dell’ex consigliera di Stato Marina Masoni all’assemblea annuale di Ticinomoda, associazione di cui è presidente. L’ho letto con attenzione e ho rimpianto i tempi in cui la destra ticinese era rappresentata da questa donna intelligente, con la quale era sempre interessante e costruttivo confrontarsi, anche se non si condividevano le stesse idee.
Dopo anni di silenzio Marina Masoni torna ad occuparsi di politica con una lucida analisi del Ticino odierno.
L’ex consigliera di Stato osserva come economicamente il cantone sia in crescita, vengano creati posti di lavoro e la disoccupazione continui a diminuire. Politicamente, invece, sostiene che stiamo peggio, perché siamo bloccati "dalla contrapposizione tra chi vede nell’apertura alla competizione un motore di crescita e di progresso sociale e culturale, da un lato, e chi, all’opposto, ha la ferrea convinzione che sia proprio quella l’origine e la causa dei problemi che permangono". E lo scontro fra le opposte tifoserie, afferma, è caratterizzato dalle invettive, dagli attacchi personali, dai rancori sfogati senza ritegno, dagli insulti, non di rado dalle menzogne, troppo spesso senza "il minimo impegno per la ricerca della verità". Questo è naturalmente un guaio, sostiene, per gli imprenditori e le imprese, il cui "problema di fondo è la crescente diffidenza o ostilità verso l’economia di mercato e il libero scambio". Eppure la nostra economia, osserva ancora l’ex consigliera di Stato, si è confermata "solida, competitiva e innovativa", dimostrando di saper sopportare "ciò che è avvenuto sulla piazza finanziaria", l’abolizione del segreto bancario, la forte valutazione del franco.
I sorprendenti risultati di crescita complessiva e pro capite conseguiti dal nostro cantone nel periodo 2000-2015, fa notare Masoni, sono comprovati dallo studio realizzato dalle banche cantonali romande e dall’istituto Crea. Eppure, nonostante la nostra economia sia dinamica e in crescita, una buona parte della popolazione ha una percezione negativa, vede nero. Come è possibile?, si chiede. Al di là di una lettura sociologica di questa situazione, una spiegazione la si potrebbe trovare "nella galoppante digitalizzazione dell’economia. L’economia digitale sfugge infatti ai nostri sensi, alla nostra percezione". Quando vediamo i negozi vuoti, oppure passeggiamo per le vie del centro e osserviamo la gente senza sacchetti ci diciamo: c’è crisi e ci chiediamo dov’è la tanto conclamata crescita. "In questo caso la risposta è: nella rete". E non sarà certo il protezionismo, conclude Masoni, a restituire la visibilità dello scambio commerciale, a ridare plasticità alla dinamica fra domanda e offerta, perché l’economia digitale per sua natura "è incompatibile con le barriere protezionistiche".
18.06.2017


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