Fuori dal coro
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La situazione turistica
non è così catastrofica
GIÒ REZZONICO


In convalescenza dopo un intervento all’anca sono costretto a lunghe passeggiate per riattivare la muscolatura. Avendo la fortuna di abitare a pochi passi dal lungolago di Locarno ogni giorno lo percorro sia in direzione di Ascona, sia di Tenero. È sempre piuttosto affollato, ma i ticinesi sono davvero pochi. La maggior parte di chi incrocio parla tedesco. Tanto che l’altro giorno un anziano locarnese mi ha fermato e ha esclamato: finalmente incontro un locarnese! Ma come? Eppure negli stessi giorni leggo sui quotidiani  una polemica sul turismo, che secondo taluni va non solo male ma malissimo. Altri dispensano ricette per il malato terminale. Interessante l’assenza dei politici nel dibattito, nonostante l’economia ticinese dipenda per almeno il 10% da questo settore. Ma il tema non è evidentemente pagante dal profilo elettorale.
Di fronte alla discussione, che mi sembra molto emozionale e dettata da rivalità personali, sono andato a cercare alcune cifre sul turismo locarnese, dato che il mio vissuto si riferisce a questa regione; non penso che la situazione sia molto diversa nelle altre parti del cantone. Nel corso degli ultimi 10 anni il Locarnese ha perso il 15% dei pernottamenti. In linea con i numeri di due regioni "concorrenti", Grigioni (-18%) e Vallese (-10%). Ma tutti i dati sono basati unicamente sui pernottamenti alberghieri. Sappiamo però che il turismo non si limita a questo. Nel Locarnese è importante anche l’apporto dei campeggi, in linea con il calo generale ma di nuovo in crescita dal 2015. Questo settore porta comunque attorno al mezzo milione di pernottamenti. Siamo poi confrontati con il nuovo fenomeno di Airbnb. Un aggiornamento della legge sul turismo dovrebbe garantire che anche queste moderne alternative agli alberghi paghino la tassa di soggiorno. Gli esperti stimano il loro attuale potenziale attorno ai 100-150mila pernottamenti annuali. E poi ci sono le case di vacanza. Dalle 13.821 del 2007 alle attuali 15.314. Gli studi indicano che in media i proprietari le utilizzano per 60 giorni l’anno con una media di circa 2 milioni di pernottamenti e un incremento (dato l’aumento del numero di residenze secondarie) nel corso degli ultimi 11 anni di circa 200.000 notti trascorse in vacanza. A tutto questo vanno ancora aggiunte le visite giornaliere di turisti che dalla Svizzera centrale, dopo l’apertura del tunnel del Gottardo, raggiungono il Locarnese il mattino per tornare a casa la sera: turisti che creano indotto frequentando ristoranti e negozi. Se si tiene conto del quadro complessivo si vede che gli oltre 300mila pernottamenti persi in albergo nel corso degli ultimi 25 anni sono in parte compensati dall’aumento di altre entrate turistiche. La situazione, cifre alla mano, non risulta pertanto catastrofica come qualcuno la vuole far sembrare.
10.03.2019


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