Fuori dal coro
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La Fondazione Matasci
racconta 50 anni d'arte
GIÒ REZZONICO


Cinquant’anni della mia vita passati a cercare di documentare una seppur minima parte della storia dell’arte ticinese e lombarda del ‘mio’ secolo, operando unicamente tra quegli artisti la cui opera ‘consuonasse’ a un ‘certo’ sentimento dell’arte. Rispettoso di ogni altra linea di ricerca o sperimentazione artistica ma libero di fare solo ciò in cui credo, indipendentemente dalla necessità di promuovere e di dover rendere conto. Lontano però anche dalle mode o dalle esigenze del mercato. Ne è valsa la pena? Ai posteri…".
Con questa sorta di testamento artistico Mario Matasci presenta la sua nuova esposizione che sottolinea cinquant’anni di attività. Quanto alla domanda se ne sia valsa la pena ben gli risponde lo storico dell’arte Claudio Guarda, che tanto gli è stato vicino in questi anni di intenso lavoro. "So - scrive Guarda in un prologo alla nuova mostra - quanto gli si debba per la dedizione con cui ha operato in questi ultimi cinquant’anni di sua vita. Un’idea che è evoluta nel tempo e che oggi si concretizza in una Fondazione diventata testimonianza importante, direi unica, della storia artistica di questo Paese - da intendersi in senso allargato di territorio della mente e dello spirito - e bene pubblico appartenente all’intera comunità". Sì, perché Mario Matasci ha deciso di affidare la sua nutrita collezione alla Fondazione Matasci per l’Arte con sede nel cosiddetto Deposito a Cugnasco-Gerra, un’ex fabbrica trasformata con incredibile gusto in un museo, situato in piena campagna, lontano dai frastuoni della vita moderna. Con questa donazione Matasci garantisce che il suo lavoro, frutto di scelte personali e coerenti, rimarrà per sempre a disposizione degli amanti dell’arte. La Fondazione, accoglie, conserva ed espone a rotazione un migliaio di opere attribuite a un centinaio di artisti, che per la maggior parte Mario Matasci ha esposto in questo mezzo secolo di attività. Preziosa anche la biblioteca, dotata di circa 10 mila volumi di storia dell’arte, aperta al pubblico, così come il ‘museo’, la domenica pomeriggio dalle 14 alle 17 con la presenza del collezionista.
La mostra del cinquantesimo, che si inaugura oggi, domenica, è stata realizzata in collaborazione con le biblioteche cantonali di Bellinzona e di Locarno e propone un interessante approfondimento sull’intreccio tra letteratura classica, traduzione letteraria e trasposizione artistica. Lo spunto è costituito dalla traduzione di alcuni passi del "De rerum natura" dello scrittore romano Tito Lucrezio Caro, resi da Giorgio Orelli, uno dei maggiori poeti di lingua italiana del Novecento. Da questi testi hanno tratto ispirazione gli artisti Italo Valenti ed Enrico Della Torre (una selezione di queste opere è esposta alla biblioteca di Bellinzona).
24.03.2019


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