Fuori dal coro
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Le elezioni politiche
decisive per tutti noi
GIÒ REZZONICO


Con le elezioni europee, che si terranno dal 23 al 26 maggio, ci apprestiamo a vivere una settimana importante non solo per i 28 paesi membri ma anche per noi svizzeri. Sono infatti in gioco due visioni contrapposte: da una parte la spinta per un’Europa che completi la sua unione politica ed economica e dall’altra un’Ue degli stati che mettono in comune pochissime cose e si chiudono su se stessi. La sfida è storica e per questo non possiamo osservarla senza una profonda preoccupazione. Il rischio, in questa contesa tra partiti storici e nazionalisti-sovranisti, è che "si dimentichi o si sottovaluti il risultato più importante dell’alleanza tra i Paesi europei: 74 anni di pace e la capacità di attrarre Paesi confinanti desiderosi di fare parte di un’area di diritti, pace e stabilità. Nella storia del Vecchio Continente è il periodo più lungo senza conflitti tra i 28 stati membri". Con queste parole Francesca Basso chiude il suo interessante saggio "L’Europa in 80 domande" in vendita in edicola assieme al "Corriere della Sera". Sulla stessa testata l’ex premier italiano Mario Monti, nell’editoriale di domenica 12 maggio, ammonisce: "Nel decidere il voto, i cittadini di tutta l’Ue farebbero bene a porsi il tema della pace o dei conflitti. Sembrava relegato nel passato, ma rischia di essere il tema più serio del futuro". Cosa accadrebbe - si domanda in seguito l’editorialista - se dovessimo assistere a una maggioranza sovranista nel parlamento europeo? "Arrivati al potere - osserva Monti - i sovranisti-nazionalisti non si limiterebbero a bloccare l’avanzamento della costruzione europea …. Ma vi è il rischio - storicamente quasi ineluttabile - che, non avendo più da rivolgere contro Bruxelles le bandiere nazionali, tornino a fare quello che tanto spesso i nazionalisti hanno fatto: dirigere quelle bandiere contro altri Paesi, a cominciare da quelli che facevano parte dell’Ue".
Se si è venuta a creare questa delicata situazione politica non si può certamente affermare che "l’Europa sia immune da colpe - come osserva Luciano Fontana nella prefazione al saggio sopra indicato - così come è falso che tutte le responsabilità siano sue". Un’eccessiva rigidità nell’affrontare la dura crisi economica 2008-2018, con il caso limite della Grecia, e l’incapacità di trovare una soluzione solidale tra i 28 paesi membri all’emergenza dei migranti non sono state mancanze di poco conto e "giustificano ampiamente il desiderio di rinnovare completamente il processo di integrazione, le strutture e le politiche dell’Unione. Ma pensare - conclude Fontana - che si possa tornare a un Eldorado nazionale fatto di frontiere chiuse, monete nazionali, dazi e isolazionismo è una ricetta illusoria, oltre che dannosa". Le politiche protezionistiche del governo americano di Trump e la tormentata Brexit lo dimostrano. Tanto che "paradossalmente - come ha scritto Paolo Mieli nell’editoriale del 17 maggio sul "Corriere della Sera" - si può sostenere che l’Europa sia uscita rinvigorita" da uno degli eventi più traumatici della sua storia consumatosi tre anni fa in Gran Bretagna.
19.05.2019


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