Appunti di viaggio
La storia dell'America
e la questione razziale
GIÒ REZZONICO


Un viaggio nella storia americana, come quello che proponiamo a pagina 30, porta a riflettere sul problema razziale, che gli Stati Uniti sono ancora ben lungi dall’avere risolto. Un problema strettamente legato alla profonda spaccatura tra nord (e ovest) del Paese da una parte e sud dall’altra. Due diverse culture che a metà Ottocento hanno portato a una guerra civile tra le più sanguinose della storia e che sembrano persistere anche nella contraddittoria America odierna.
Il museo di Washington dedicato alla storia e alla cultura afroamericana analizza il problema razziale della schiavitù, importata dalle potenze coloniali per sfruttare al meglio le immense coltivazioni di cotone, tabacco e frumento. La tematica viene trattata suddividendola nei diversi periodi storici: dagli albori fino alla sua abrogazione (1863), dalla successiva segregazione fino al Civil Rights Act del 1964 che la dichiarò illegale; infine dal celebre discorso "I have a dream", pronunciato nel 1963 da Martin Luther King, fino ai nostri giorni.
Anche le visite alla città coloniale inglese di Williamsburg e alle tenute del primo presidente George Washington e del terzo presidente Thomas Jefferson portano il visitatore a confrontarsi con il problema della schiavitù. Sia Washington che Jefferson erano proprietari di schiavi, sebbene la costituzione della democrazia che avevano appena fondato sosteneva che tutti gli uomini sono uguali e hanno gli stessi diritti. Contraddizioni vissute diversamente dai due personaggi (come si spiega a pagina 30), ma pur sempre profonde. Una prima soluzione formale si ebbe con l’abolizione della schiavitù nel 1863. Per raggiungerla si è però dovuta affrontare una guerra che ha provocato oltre 600 mila morti. A Gettysburg un modernissimo museo, che utilizza tutte le potenzialità della multimedialità, illustra il dramma di questa carneficina che ha lasciato tracce ancora percettibili nell’America di oggi. La causa principale della guerra non fu lo scontro ideologico fra favorevoli e contrari alla schiavitù; le ragioni più profonde che dividevano nord e sud erano soprattutto culturali ed economiche. Il nord era più evoluto e industrializzato mentre l’economia agricola del sud era poco emancipata e basata soprattutto sullo sfruttamento degli schiavi. Questa differenza sarebbe stata decisiva anche sulle sorti del conflitto, vinto dal nord perché poteva contare su una politica interna più unitaria (mentre gli stati del sud erano divisi tra loro), su un moderno sistema bancario e su un’economia industriale in grado di produrre armi, navi e ferrovie.
14.07.2019


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