Fuori dal coro
Il mondo scompare
e il mondo rinasce
GIÒ REZZONICO


Questa ultima edizione del 2019 mi porta a pensare ai grandi cambiamenti che stiamo vivendo in questi anni, decretati nella maggior parte dei casi dal sopravvento del digitale. È delle ultime settimane la notizia che è stata chiusa l’ultima cabina telefonica. I commercianti si lamentano perché, soprattutto i giovani, non si recano più nei loro negozi, ma acquistano online. E se vanno negli empori lo fanno per visionare la merce che poi ordinano su Internet.
Gli sportelli delle banche stanno ormai scomparendo, perché i clienti eseguono le loro operazioni in rete e se necessitano contanti utilizzano i bancomat, così come le agenzie di viaggio sono in grande difficoltà perché le prenotazioni vengono oramai effettuate online. Ma ciò che più mi tocca da vicino sono i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo dell’informazione e in particolare in quello editoriale. Il futuro (che in parte è già presente) della tv non è più legato a una programmazione giornaliera, ma a un’offerta su domanda, così che ognuno possa scegliere cosa guardare in base ai suoi interessi. E i giornali? Gli esperti non danno loro più di dieci anni di vita. Le giovani generazioni non si informano più sfogliando i quotidiani di carta, ma unicamente consultando i loro cellulari.
Il numero degli abbonati ai giornali diminuisce così gradualmente in tutto il mondo. Vengono ancora letti da chi ha 50 anni o più, ma quando loro scompariranno il giornale diventerà un oggetto di antiquariato. Quale sarà allora il futuro di noi editori? Le fonti di finanziamento della nostra attività, fondamentale nelle democrazie liberali, sono due: la pubblicità e gli abbonati. Di questi ultimi abbiamo già detto; la pubblicità è in caduta libera in tutto il mondo. Si calcola che nel corso degli ultimi dieci anni sia diminuita mediamente dei due terzi. Viene sostituita con vettori digitali di comunicazione che permettono di raggiungere pubblici mirati. E siccome informare costa, l’unica via per continuare a garantire un’informazione pluralista e indipendente è quella di proporre servizi a pagamento anche per le notizie e gli approfondimenti su web, come per la carta.
Per capire quale può essere il futuro dell’editoria è molto interessante osservare ciò che accade nel nord Europa, dove il mercato dei lettori è simile al nostro. Tre le tendenze. L’informazione online punta ormai poco sulla pubblicità, ma soprattutto sugli abbonamenti, partendo dal presupposto che se gli utenti sono disposti a pagare Netflix per vedere i film o Spotify per ascoltare musica, lo saranno anche per informarsi. In secondo luogo si stanno sviluppando sistemi informatici che, misurando quali articoli vengono letti e per quanto tempo, permettono di conoscere in tempo reale gli interessi dei lettori. Da ultimo si giungerà a proporre un’informazione personalizzata a seconda degli interessi degli abbonati. Un po’ come sta avvenendo per la televisione ‘"on demand".
22.12.2019


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