Il racconto a più voci dall'isola simbolo della migrazione
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"Qui a Lampedusa
né nati e né morti"
FRANCESCO ANFOSSI DA LAMPEDUSA


A Lampedusa gli sbarchi continuano. Rientrando al tramonto dal giro dell’isola a bordo di un barchino pilotato dallo skipper Nino, li abbiamo visti anche noi, ancora a bordo della motovedetta della Guardia Costiera, ormeggiata al molo Favarolo. I potenti idrogetti della classe 300 dei guardiacoste, metà navi, metà gommoni, praticamente inaffondabili, li avevano recuperati a diverse miglia di distanza mentre erano alla deriva su un barcone in avaria. A quei poveracci è andata bene nella grande lotteria borgesiana della vita del Mediterraneo, dove si muore per un soffio di vento o per la perdita d’equilibrio della barca. I migranti continuano ad arrivare in tutti modi, su natanti di ogni genere: vecchi pescherecci, bagnarole improbabili, gommoni semisgonfi, yacht da crociera, gozzi di pescatori, vecchi motoscafi, barchini a motore. A volte vengono rimorchiati dalle navi dei trafficanti fino al confine con le acque italiane o maltesi, a volte fanno tutta la traversata. E ancora si parla di quella famiglia con padre, madre e otto figli approdata nel Porto vecchio dopo una traversata di 300 chilometri. Li chiamano "sbarchi fantasma", quelli che non raggiungono il clamore dei media come le navi delle Ong Open Arms o Sea Watch della capitana tedesca Carola Rackete.

SEQUESTRATI IN MEZZO AL MARE
Nonostante il Governo abbia scaricato la Lega e imbarcato il Partito democratico, i porti italiani rimangono chiusi, compreso quello dell’isola siciliana più vicina all’Africa che all’Italia. Le regole del decreto sicurezza-bis, legge bandiera dell’ex ministro degli Interni e leader dei sovranisti europei Matteo Salvini, impongono che le imbarcazioni che soccorrono naufraghi in mezzo al mare vengano sequestrati. Un "reato di soccorso" che si scontra con tutte le regole del diritto marittimo internazionale e viola qualunque principio di umanità. È accaduto anche per la Mare Jonio, la nave della Ong Mediterranean Saving Humans, posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza italiana poche ore dopo l’entrata nel porticciolo di Lampedusa per far scendere il suo carico di vite umane: uomini, donne, vecchi, bambini. Per i volontari dell’organizzazione umanitaria ci sarà anche una multa di 300mila euro. Il decreto sicurezza è un deterrente terribile per un capitano di una qualsiasi imbarcazione che si trova davanti a dei naufraghi che stanno affogando nel mediterraneo: lasciarli affogare o salvare la propria imbarcazione, il proprio lavoro, il futuro dei marinai che sono a bordo? Ma generalmente i capitani continuano a salvare vite, a dispetto del rischio di rimanere disoccupati. Lo impone la "legge" del mare e il proprio senso di umanità. Sta di fatto che quelle che erano normali operazioni di salvataggio sono diventate ormai azioni di disobbedienza civile.
Alla fine di luglio il peschereccio "Accursio Giarratano" è rimasto per ore e ore in quel tratto di mare per assistere un gruppo di migranti a bordo di un gommone che stava affondando in mezzo al Canale di Sicilia, al largo della Libia, attendendo l’arrivo della Guardia Costiera. "Non li avremmo mai lasciati alla deriva, torneremo a casa dalle nostre famiglie dopo che avremo conosciuto la loro sorte", dichiarerà in serata il comandante Carlo Giarratano.
Chissà quanti sono quelli che non ce l’hanno fatta e sono affogati in questo cimitero liquido chiamato Mediterraneo. Nino è un lampedusano di generazioni e ha idee molto nette su chi c’è dietro sbarchi. "Questi cristiani pagano dai 2 ai 3mila euro per arrivare. È tutto un business. Secondo me si mettono d’accordo tra trafficanti libici e governi italiani, prima Enrico Letta, poi Matteo Renzi adesso questi qua. Solo Salvini si oppone a questo traffico, gli altri sono tutti complici". Le idee di Nino, che ha 60 anni, non sono così originali. Alle ultime elezioni europee a Lampedusa la Lega ha preso il 45 per cento, "doppiando" il Pd, anche se l’astensione è stata del 75 per cento. In pratica è andato a votare un isolano su quattro. Gli altri sono rimasti a casa, in gran parte stanchi di essere abbandonati a se stessi, della "mancanza di una politica vera dell’accoglienza", come dice il sindaco dem Totò Martello, di richieste mai ascoltate come quella di un ospedale, perché "a Lampedusa non si nasce e non si muore", le puerpere e i moribondi vengono trasferiti in elicottero all’ospedale di Palermo. Una delle tante contraddizioni dell’avamposto d’Europa, simbolo della politica migratoria dell’Unione e del nostro Paese.

I MIGRANTI IN FUGA DA UN BUCO DELLA RETE
Il centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola, ad esempio, un pugno di prefabbricati tra la rocce di creta e gli arbusti dell’interno dell’isola sta scoppiando. I migranti vengono portati in questo "hotspot" in attesa di essere trasferiti nei centri della Sicilia o della Penisola. In teoria nessun migrante può uscire e infatti l’entrata è presidiata dalle forze dell’ordine. In pratica escono tutti da un buco della rete di recinzione per dirigersi in centro città, nella piazza della chiesa, dove i volontari del Forum Lampedusa Solidale li assistono. Alla sera rientrano mansueti al centro.
Gli uomini e le donne del Forum li assistono anche sul molo Favaloro, il cui cancello è preceduto da un enorme murales che recita: "Proteggere le persone, non i confini". Vengono avvertiti dalla Guardia Costiera a qualunque ora del giorno e della notte e si precipitano sotto la tettoia dove vengono radunati per distribuire coperte termiche e generi di conforto.

IL LAMPEDUSIANO DIVENTA INDIFFERENTE
Dice Lillo Maggiore, 55 anni, assistente amministrativo in una scuola e animatore parrocchiale, che qualche anno fa ha preso in affido uno dei minori sbarcati a Lampedusa, Seydou: "Io quest’isola non la riconosco più. Se penso che abbiamo salvato e accolto decine di migliaia di uomini e donne, fin dagli Anni 80, sono 40 anni che ci sono sbarchi". Perché in questo lembo di paradiso non c’è baia dove non siano finiti sulla battigia naufraghi vivi o morti. Persino nella spiaggia dell’Isola dei conigli, la più bella di Lampedusa, dalla finissima sabbia scelta dalle tartarughe per depositare le uova. La cala dove sorge la villa appartenuta a Modugno, che definì questo angolo di mare "la piscina di Dio". "Il lampedusano sta diventando indifferente", aggiunge Maggiore. Eppure il turismo, altro paradosso, va a gonfie vele. Sono arrivati anche i giapponesi, attirati dalle cronache e da un documentario sulle "barche sospese", il fenomeno ottico dei pescherecci ancorati nelle baie che paiono sollevati dal mare cristallino.

"LA MAGGIOR PARTE SONO CRISTIANI"
"Le vite vanno salvate, poi si può discutere come gestire le migrazione. Ma prima si salvano", commenta don Carmelo La Magra, 39enne parroco di Lampedusa, nel suo ufficio all’interno della Chiesa parrocchiale di San Gerlando, dove il Cristo che domina l’altare maggiore patisce su una croce fatta di remi. Don Carmelo ha organizzato una piccola comunità di accoglienza per chi sbarca. "Offriamo loro il collegamento wi-fi, cibo, vestiti, assistenza spirituale. La maggior parte sono cristiani, altro che invasione di musulmani, doniamo loro una bibbia in inglese e in francese e loro se la leggono tutta, molto di più di noi italiani, quasi se la divorano, hanno una fede molto forte dovuta anche alle prove che hanno dovuto sostenere. Noi lampedusani aiutiamo tutti, perché va aiutato chi ha bisogno, senza distinzione. È l’insegnamento della Chiesa e del Papa, che l’8 luglio 2013 fece la sua prima visita proprio a Lampedusa, per dare un segno distintivo al suo pontificato. Quindi credo, in umiltà, di essere sulla strada giusta".
15.09.2019


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