I negozi di nuova generazione hanno dei tratti in comune
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Dai flagship ai concept
cambia il commercio
NATASCHA FIORETTI


Chiamateli come volete, flagship, concept o interactive store, fatto sta che i negozi di nuova generazione con tutte le loro differenze e specifiche hanno due tratti fondamentali in comune: l’urgenza di raccontare delle storie che leghino assieme, giustifichino l’assortimento esposto e la volontà di offrire delle esperienze uniche. Da qui nascono degli spazi ibridi che a seconda della dimensione e dei mezzi messi in campo sono un po’ negozio, un po’ caffè, un po’ ristorante, un po’ palestra, un po’ casa, un po’ luogo dove trascorrere del tempo. E condividono la stessa sfida: creare una comunità di clienti che opti per loro e non per le piattaforme online. Nelle prossime edizioni andremo a scoprirne alcuni da vicino, oggi vi raccontiamo cosa sono i negozi di nuova generazione.
(1 - continua)

Ci aveva visto giusto il critico di architettura americano Herbert Muschamp quando, commentando il nuovo flagship store di Prada a New York disegnato dall’architetto e urbanista olandese Rem Koolhaas, disse: "Pensate a questo come ad un museo mostrato su infiniti display". Proprio come per il museo questo tipo di realtà commerciale ha una particolare cura per l’architettura, il design, l’organizzazione e l’allestimento degli spazi, nulla è lasciato al caso, ogni cosa come la tessera di un mosaico rientra in un più ampio concetto fondativo, rispecchia la filosofia del brand e dei prodotti esposti.
Una semplice scarpa non la trovate riposta in un banale scaffale ma in bella mostra su un piedistallo illuminato. Non solo. Tra loro, i diversi prodotti sono legati da una sorta di filo narrativo che fa sì che a differenza dei più tradizionali negozi improntati e specializzati alla vendita di un prodotto soltanto, in queste realtà di nuova generazione troviamo di tutto dai vasi ai tappeti, alle magliette, alle matite con le agende fino ai calzini e agli spazzolini da denti.
Come scrive Alessandra Criconia nel suo volume Architetture dello shopping edito da Meltemi "il concept store è pensato, progettato e costruito intorno ad un tema specifico che caratterizza un nuovo modo di vendere e comprare". Nasce negli Stati Uniti negli Anni 80 e si differenzia dalla classica attività commerciale grazie alla cura nell’architettura e nel design dell’ambientazione che mira ad offrire al visitatore un’esperienza sensitiva ed emozionale in cui il prodotto da acquistare rispecchia la filosofia del brand. "In sintesi - scrive Alessandra Criconia - se la disposizione e l’allestimento del negozio tradizionale corrispondeva a una strategia commerciale lineare del tipo vendita-acquisto, il concept store è un luogo dove vince il binomio acquisto prodotto-filosofia aziendale: il cliente consumatore compra insieme al prodotto anche le informazioni utili alla scelta di uno stile di vita".
Quali sono dunque le caratteristiche chiave di un concept store? Il design curato fin nei minimi dettagli che rispecchia e incarna i valori e la filosofia del brand, il personale altamente specializzato per ogni settore che segue e assiste il cliente, la particolarità dell’assortimento per distinguersi dalla concorrenza, l’orario d’apertura che in alcuni casi può arrivare alle 24 ore sette giorni su sette.
E se la cura per il design e per l’allestimento fanno la differenza, l’elemento vitale rimane il rapporto di fiducia con il cliente e la sfida di soddisfarne le esigenze. Un compito non facile in un’epoca in cui le persone sono abituate a muoversi con velocità e disinvoltura su più piattaforme digitali, sono maggiormente informate e hanno maggiore consapevolezza dei prodotti da acquistare.
A tutto ciò si aggiunge il crescente successo del commercio online su siti come Amazon e Zalando, la facilità e la velocità dell’acquisto e la comodità di ricevere tutto a casa. Se pensiamo alla Svizzera, dati dell’Ufficio federale di statistica alla mano, nel 2017 il 75% delle persone ha acquistato in Rete e tra questi i consumatori più assidui sono uomini tra i 25 e i 34 anni. Si tratta di un trend in rialzo se si considera che nel 2010 acquistava in rete una persona su due, nel 2017 erano tre su quattro.
17.11.2019


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