L'epidemia è grave aumenta il numero di morti
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Prima vittima del virus
al di fuori dalla Cina
R. C.


Aveva 82 anni, era nato in Cina ed era arrivato in visita in Francia dalla provincia di Hubei a metà gennaio. Era ricoverato in ospedale da dieci giorni in isolamento ed è la prima vittima del coronavirus in Europa. La causa della morte dell’uomo, un pensionato che dopo essere stato male in hotel era stato subito ricoverato all’ospedale Bichat di Parigi, è stata confermata dal ministro della salute francese Agnès Buzyn. Il ministro ha spiegato inoltre che altre 4 persone, tutte di origine asiatica, sono attualmente in cura per il Covid-19. "La situazione dell’uomo poi deceduto, sin dal giorno del suo ricovero è progressivamente peggiorata - ha detto Buzyn - e il paziente è rimasto diversi giorni in una situazione critica". E se la Francia conta la sua prima vittima - la terza fuori dalla Cina, dopo Filippine e Giappone - l’Africa conta invece il primo caso di contagio, ora confermato dal ministero della salute egiziano - come riporta Arab News - specificando che si tratta di un paziente straniero.
Intanto l’epidemia solo venerdì ha provocato la morte di altre 143 persone nella provincia di Hubei. Ieri, sabato, in serata, le persone colpite dal virus erano 67.178, mentre quelle ricoverate avevano toccato quota 8.582 e i morti erano arrivati a 1.527, gran parte nell’area di Hubei, dove da settimane è stato organizzato un cordone sanitario e l’intero territorio è praticamente isolato per evitare i contagi.
Contagi che secondo le autorità cinesi possono tuttavia essere limitati. "Il tasso di mortalità del coronavirus - ha detto il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, in visita a Monaco - è del 2,29% in Cina e dello 0,55% fuori dal nostro Paese. Questo dimostra che la malattia è arginabile". Wang Yi ha inoltre spiegato, spostando il discorso sui riflessi nell’economia di cui si è parlato parecchio in questi giorni, che le possibilità di crescita della Cina non sono affatto compromesse e che il Paese "uscirà da questa epidemia più forte". Wang, inoltre, ha respinto le accuse alla Cina. "Negli Usa - ha proseguito - non si accetta il successo di un Paese socialista, ma questo è ingiusto. I cinesi hanno il diritto di avere una vita migliore. La Cina va nella direzione di una modernizzazione e noi non ci lasceremo fermare da nessuna potenza del mondo. Innoveremo il Paese".
A questo proposito, sempre a Monaco a margine della Conferenza sulla sicurezza, il ministro degli esteri, Wang Yi, ha avuto un colloquio con monsignor Paul Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede. Un incontro storico, visto che i due Paesi non hanno legami diplomatici da decenni e ora la situazione, complice anche le difficoltà della Cina di oggi e i riflessi del coronavirus, potrebbe sbloccarsi. Ma sia Pechino che Città del Vaticano per adesso non si spingono oltre.
In Cina nel frattempo il personale degli ospedali fa fronte alle gravi carenze, dopo giorni e giorni di emergenza. Il New York Times, in un lungo e documentato reportage, racconta di medici e infermieri che usano nastro adesivo per rattoppare maschere protettive lacerate, costretti a indossare occhiali monouso più volte e ad avvolgere le calzature usate nelle corsie in sacchetti di plastica per mancanza di coperture specializzate. Alcuni medici hanno acquistato equipaggiamento protettivo con i propri soldi. Altri invece hanno evitato di mangiare o di bere per lunghi periodi e hanno evitato inoltre di andare in bagno per non togliersi le tute di sicurezza che potevano poi sostituire. Gli operatori sanitari in prima linea nella lotta contro il coronavirus stanno spesso diventando vittime. Venerdì, il governo dopo un lungo silenzio ha rivelato per la prima volta il bilancio a Wuhan tra i dipendenti dell’ospedale: 1.502 hanno contratto il virus, e sei sono morti.
16.02.2020


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