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Una "segnalazione" del Movimento per il socialismo
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È denuncia in procura
per le case per anziani
PATRIZIA GUENZI


Poteva essere diversamente?! Forse no. Sul tavolo del procuratore generale, Andrea Pagani, c’è una lettera raccomandata partita da Bellinzona. Due pagine che chiudono con una richiesta inequivocabile: "Anche noi, in qualità di membri del parlamento cantonale, abbiamo un obbligo di denuncia e chiediamo formalmente che il Ministero pubblico avvii una inchiesta preliminare, ovvero raccolga tutte le informazioni necessarie e atte ad accertare se vi siano stati o meno comportamenti penalmente rilevanti in relazione allo straordinario numero di decessi verificatisi in talune case per anziani del cantone". La lettera, di fatto una "denuncia-segnalazione", è firmata da Gruppo parlamentare Movimento per il socialismo, Pop e Indipendenti. Simona Arigoni, Angelica Lepori, Matteo Pronzini.
Il numero dei decessi nelle strutture per la terza età è di poco meno della metà del totale dei morti che a tuttoggi si contano in Ticino. Sono poco meno di 150. I contagi vanno diminuendo all’interno delle Case ma nelle settimane scorse il numero degli infettati preoccupava. Da qui l’attenzione a quanto stava accadendo.
Tutto si è svolto regolarmente? Vale a dire, le disposizioni di sicurezza sono state all’interno delle strutture messe in atto e rispettate tempestivamente e alla lettera? Sempre e comunque? Ricostruire con esattezza ciò che è accaduto non è semplice ed è forse anche per questo che sino ad oggi una segnalazione, quantomeno ufficiale, da parte dell’Ufficio del medico cantonale alla magistratura non è giunta. Ripetiamo, quantomeno ufficialmente.
Trovare il nesso di causalità tra contagi e morti ed eventuali negligenze nelle direzioni e tra il personale delle Case non è certo semplice. Le lamentele, le denunce, le segnalazioni che continuano a giungere alle redazioni dei giornali raccontano però di situazioni che, anche a posteriori, potrebbero essere ricostruite.
Il 9 marzo scorso sono state vietate le visite dei parenti degli ospiti delle Case. In Italia il divieto è giunto un giorno prima. Erano già in atto però, ma così anche in Ticino, altre misure di sicurezza. In Italia, serva a mo’ di paragone, dal 23 febbraio (tre giorni dopo lo scoppio del caso di Codogno nel Lodigiano), la regione Lombardia aveva detto che nelle residenze per gli anziani sarebbe potuto entrare un solo familiare per ospite. Il 27 febbraio, altro termine di confronto per la situazione in Ticino, la Lombardia ha emesso un’altra direttiva: prima dell’accesso del visitatore, gli operatori dovranno chiedere conferma dell’assenza di febbre e/o sintomi infiammatori. Dal 2 marzo, sempre in Lombardia, i parenti in entrata dovevano seplicemente compilare un modulo in cui autocertificavano l’assenza di sintomi.
Nelle 68 case per anziani in Ticino quale è stato il susseguirsi di raccomandazioni e divieti? Quale è stato il comportamento del personale in ordine alle misure richieste e, anche, al materiale di sicurezza effettivamente a disposizione giorno dopo giorno? E da quando ogni Casa è stata adeguatamente rifornita?
Interrogativi importanti. Nella sostanza è ciò a cui chiedono di rispondere i parlamentari Arigoni, Lepori e Pronzini.
"Ancor prima che la pandemia raggiungesse il Ticino, si legge nella lettera al procuratore, era noto che le persone anziane, e soprattutto quelle degenti in strutture per la terza età, erano soggetti particolarmente a rischio. Malgrado ciò il medico cantonale, autorità a cui spetta la vigilanza sulle case, ha atteso sino al 9 marzo 2020 prima di decretare il divieto di accesso per i familiari ed emanare le direttive sulla gestione del personale curante sintomatico durante l’epidemia".
Nove marzo, quindi. Esattamente un giorno dopo lo stop decretato in tutte le case per anziani in Italia.
"Dopo il 9 marzo, si legge ancora nella lettera di denuncia alla procura, e malgrado l’esplosione dei decessi, non vi sono più stati aggiornamenti per queste direttive". Le denunce giunte alle redazioni da parte di alcuni infermieri (e sono del Sopra come del Sottoceneri) parlano di un rigore... a corrente alternata. Quantomeno nei giorni immediatamente successivi il 9 marzo, cioè la data del blocco. Le segnalazioni, sempre alle redazioni, da parte di alcuni familiari, raccontano di misure di sicurezza ignorate, per esempio per quanto riguarda i pranzi. Non subito e non sempre gli anziani sono stati isolati per il pranzo o in altre ore della giornata. Certo, si tratta di segnalazioni, non si tratta di precise denunce penali giunte in magistratura così come la lettera di segnalazione del Movimento per il socialismo. "Non è per nulla scontato, hanno scritto i parlamentari al procuratore generale, Andrea Pagani, che le misure messe in atto dal medico cantonale per scongiurare il propagarsi della pandemia fossero tutte quelle che ci si poteva aspettare. A tale proposito esperti sanitari hanno dichiarato pubblicamente di aver proposto provvedimenti più incisivi, ma di non essere stati presi in considerazione dall’Ufficio del medico cantonale".
La lettera a cui dovrà seguire, come detto, un’inchiesta preliminare, fa forse riferimento a quanto nelle settimane scorse ha dichiarato il direttore della clinica Luganese Moncucco, Christian Camponovo. Così come si sono create due strutture sanitarie per malati covid (la Carità e la Moncucco appunto), si sarebbero potute "realizzare" altrettante strutture per anziani contagiati. Sarebbe forse stato meno difficoltoso, per le direzioni delle Case coinvolte, mettere in sicurezza gli ospiti e quindi, nel limite del possibile, non avere a che fare con l’estendersi di focolai di contagio.
Il Movimento per il socialismo invita la magistratura a dare uno sguardo a quanto accadde il 26 settembre del 2019. Non c’entra la pandemia, naturalmente. Sulla lettera al procuratore Pagani sta scritto così: "Il ministero pubblico che lei dirige sulla base di alcuni articoli di giornale che denunciavano delle morti per amianto avvenute nel corso degli ultimi decenni alle Officine delle Ffs di Bellinzona, decide di avviare una raccolta di informazioni preliminari. Un atto dovuto verso quei lavoratori che si sono ammalati per l’amianto respirato sul lavoro".
Il confronto fra le due vicende può essere immediato. Forse, dal punto di vista giuridico, risalire alle possibili negligenze delle direzioni del personale in relazione ai contagi e ai morti della pandemia non è altrettanto immediato. Il quadro giuridico entro il quale muoversi ha da un lato la Legge federale sulle epidemie, dall’altro il Codice penale.
pguenzi@caffe.ch
03.05.2020


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