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I racconti onirici collettivi delle notti dell'emergenza
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Nei sogni della quarantena
le nostre antiche paure
PATRIZIA GUENZI


La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro", ha detto Arthur Schopenhauer. Giorno e notte indissolubilmente legati. Durante la giornata si lavora, si produce, si fanno cose, si incontrano persone… La notte, oltre a essere il momento del riposo, è l’occasione per liberarsi di tutto ciò che c’è dentro quell’enorme magazzino della nostra testa e che ci permette di agire decentemente durante il giorno. E, soprattutto nelle settimane scorse, nel pieno della paura per il Covid, buttar fuori è stato fondamentale per la nostra salute mentale. Anche chi non se li ricorda, i sogni, ogni notte è sicuramente riuscito a "liberare" la mente dall’ansia, dallo stress e dalle preoccupazioni accumulate durante il giorno. Il Caffè ha chiesto a venti testimonial di raccontare le loro produzioni oniriche nelle notti dell’emergenza. Quelle che più sono rimaste loro impresse o quelle più frequenti o si sono presentate con più insistenza. Ne è emerso un variegato puzzle, un racconto collettivo in cui a parlare sono  autori, interpreti, sceneggiatori e spettatori. Perché sognare è un’esperienza sensoriale concreta. Siamo lì! In quel luogo, in quel tempo. E mentre dormiamo, spiegano psicologi e psichiatri (vedi a lato), attraverso il sogno possiamo vedere la coscienza attraversare differenti livelli di esperienza.
Nel corso della storia, il sogno ha sempre avuto un ruolo di primissimo piano. Una fonte di verità sicura, si riteneva nell’antichità. Ancor di più in tempi drammatici, sostengono gli esperti. E il coronavirus, come detto, ha cambiato le nostre vite e, anche, le nostre notti. Si è infilato con forza nei nostri sogni con la stessa veemenza con cui ha fatto irruzione nelle nostre giornate. Contagio, isolamento, lockdown, mascherine, guanti, distanza sociale, tamponi, test, respiratori, cure intensive, vaccini… fanno ormai parte del lessico quotidiano. E sono presenti anche negli angoli più nascosti della nostra mente.
Sognare, dunque, rappresenta una difesa, una protezione nei confronti della nostra salute mentale. È come se il sogno, una sorta di linguaggio del nostro inconscio, agisse come terapia. Psicologi e psicoterapeuti, che da sempre sottolineano l’importanza del sogno, cercano di interpretarlo con l’aiuto del paziente. Per capire la stretta correlazione che c’è tra personalità e psicopatologia. Entrando dunque in un percorso nel quale ragione, raziocinio, logica non esistono. Al loro posto, emozioni, pulsioni e desideri. Una dinamica che emerge chiaramente in alcune delle testimonianze raccolte dal Caffè. C’è chi ha sognato un’alba rosa mentre tutt’intorno cadeva la neve. Un’infermiera ha cercato inutilmente di bloccare una mamma che abbandona i figli e s’incammina decisa verso un lago profondo. E poi c’è l’imam davanti alla sua moschea piena di gente, dove incontra un fedele che sta togliendo le uova di ragno dentro le griglie del condizionatore e gli dice "il tuo problema è risolto". La mattina dopo si sveglia convinto che il periodo più buio è alle spalle. E che la rinascita è vicina. Per tutti.
23.05.2020


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