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Una realtà di quasi centomila persone in Ticino
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Da migranti a residenti
l'arcobaleno degli stranieri
ANDREA BERTAGNI


Gli italiani
"I laureati hanno sostituito gli operai e qui ci sentiamo come a casa"
Siamo oltre 122mila persone. Certo, nel computo vanno calcolati anche gli svizzeri con il doppio passaporto". Silvio Di Giulio, presidente Comites Ticino (l’organizzazione degli italiani), commenta così l’importanza dei cittadini con passaporto tricolore che abitano nel cantone. "Senza di noi sarebbe tutto un altro Paese - aggiunge senza polemica - per il semplice fatto che a mancare all’appello sarebbe un terzo della popolazione residente".
Il flusso migratorio dall’Italia, del resto, non è più quello di una volta, "quando i miei connazionali andavano in fabbrica o in cucina come lavapiatti - continua Di Giulio - oggi arrivano e prendono casa in Ticino soprattutto i laureati che non trovano sbocchi professionali in patria". Ticino come approdo di cervelli in fuga, dunque. "Da voi ci sembra di essere a casa - riprede Di Giulio - anche perché parliamo la stessa lingua e integrarsi non è assolutamente difficile".


I portoghesi
"Sì,  siamo decisamente numerosi e ci siamo integrati molto bene"
Sì, siamo veramente tanti, attorno alle 8mila persone e in Ticino ci sentiamo integrati". Marisa Gomes è presidente dell’associazione Regioes do Portugal, che riunisce un buon numero di emgranti portoghesi allo scopo di far conoscere il folclore, la tradizione e la cultura popolare del loro Paese. "Io e mio marito siamo in Svizzera da 30 anni, nostro figlio è nato qui - riprende Gomes - siamo sempre stati trattati bene, abbiamo sempre lavorato".
La storia di Gomes è simile a quella di molti suoi connazionali. "Perché siamo arrivati? Semplice, un giorno abbiamo risposto a un annuncio di lavoro in Portogallo per un posto in Svizzera!". Una volta arrivati, non sono più tornati. Hanno messo radici. E oggi promuovono le tradizioni portoghesi insieme ad altre comunità straniere. Come quella spagnola, "con cui siamo molto legati". A dimostrarlo è la partecipazione a feste e manifestazioni multietniche.


I turchi
"Arriviamo tutti dallo stesso Paese ma abbiamo religioni differenti"
Michele Uney è aramaico ed è cristiano. È scappato dalla Turchia perché "nel mio Paese, dove ero insegnante non sopportavano nemmeno il mio nome, non ero tranquillo, così sono arrivato in Svizzera". Uney è aramaico, ma in Ticino non è l’unico immigrato dalla Turchia. "Anche la comunità alawiti, che è di fede islamica, è presente - spiega - nonché quella curda". Sono comunità differenti tra loro, soprattutto per religione, ma arrivano tutte dallo stesso Paese, nel quale hanno difficoltà a vivere. Perché sono perseguitate. "Noi aramaici ci troviamo benissimo qui - continua Uney - nessuno ritorna in Turchia, anche perché nessuno può mettersi contro il governo".
Così c’è chi scappa e raggiunge la Svizzera, ma anche la Germania e la Svezia, "dove un aramaico, arrivato come asilante - riprende Uney - oggi è diventato ministro e nel Parlamento siedono 5 deputati aramaici".


I balcanici
"Il flusso si è spento dopo i conflitti e oggi arriva personale qualificato"
"L’immigrazione negli ultimi anni è rallentata perché sono migliorate le condizioni nei Balcani e si sono conclusi i conflitti", spiega Vladimir Miletic, animatore di serbinfo.ch, portale di servizio che promuove attività culturali e d’integrazione. "Un tempo - aggiunge - c’era la guerra e questo ha spinto tanti a rifugiarsi in Svizzera. Solo in Ticino ci sono circa 8.000 persone di lingua serbo-croata". Ma il loro numero è più alto se si considera chi ha scelto, dopo la naturalizzazione, di mantenere solo il passaporto rossocrociato. "Oggi l’immigrazione dai Balcani - riprende Miletic - è soprattutto legata a ricongiungimenti familiari o a occasioni lavorative che si aprono nella Confederazione e riguardano soprattutto personale qualificato". La migrazione economica si è progressivamente ridotta. La grande e composita comunità dei balcani, con differenze spesso marcate di cultura e religione, "è perfettamente integrata".
05.09.2020


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