II commento
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L'infestante retorica
che oscura l'eccellenza
LIBERO D'AGOSTINO


Nel cantone dell’iperbole, eccellenza e competenza sono parole di abuso corrente. Ormai non c’è attività che non si nobiliti con un centro di competenza, che non si elevi, poi, in un centro di eccellenza. Ossia "il più alto livello qualitativo raggiungibile" secondo il dizionario della lingua italiana Sabatini Coletti; "la superiorità assoluta, altissimo grado di perfezione" specifica il Garzanti. Invece, in Ticino si largheggia nell’eccellenza. Con un uso spesso doloso del termine per spacciare come tale ciò che in realtà non è.  
Si parla con insistenza, e poco senso delle proporzioni, di eccellenza per la sanità, pubblica e privata, per l’offerta turistica, la formazione, lo sport, la gastronomia, l’agro-alimentare e per tante altre cose che non vanno oltre la decorosa mediocrità. In alcuni di questi settori si registrano indubbiamente anche risultati di notevole qualità, ma nel loro insieme restano ben lontani dalla "superiorità assoluta". Così, come nella favola di Fedro "La rana e il bue", l’eccellenza si gonfia a tal punto da scoppiare nell’inverosimile.
Il rischio è di banalizzare, sottovalutandole, le vere eccellenze che il Paese può vantare e che dovrebbero essere maggiormente conosciute e valorizzate per guardare con più fiducia ad una prospettiva di crescita e sviluppo. Non è poca cosa che in un cantone di appena 353mila abitanti ci siano centri e istituti che si sono conquistati una fama mondiale proprio in quelle discipline che saranno i propulsori dell’economia e della società del 21esimo secolo.
A Bellinzona, ad esempio, tra l’ Istituto oncologico di ricerca e l’Istituto di ricerca in biomedicina si è consolidato un polo scientifico che impiega quasi duecento ricercatori di ogni Paese. A Manno è nato un parco high-tech: con l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale dell’Usi - un punto di riferimento internazionale sulle nuove tecnologie, con applicazioni concrete che spaziano dall’industria alla sanità, dall’ambiente alla sicurezza, dalla finanza alla difesa-, col Business Solution Center di Ubs, un centinaio di ricercatori impegnati sull’intelligenza artificiale e nell’analisi dei big data, col Centro competenze Inno3 della Supsi per sostenere l’innovazione e l’imprenditorialità e il Centro svizzero di calcolo scientifico. Ci sono, inoltre, disseminate sul territorio aziende all’avanguardia e imprese che per numero di brevetti e patenti gareggiano con i giganti mondiali dell’industria.
È il Ticino aperto al mondo, che vive di scambi di esperienze e competenze, che ha resistito e resiste alla cultura dominante delle chiusure identitarie.  Ecco, le vere eccellenze che fanno sperare nel futuro del cantone, collocate per di più al centro di quell’asse dell’economia della conoscenza che si va sviluppando tra Zurigo e Milano.
È su questo tessuto di saperi e imprenditorialità, è grazie a questo circolo virtuoso tra ricerca, innovazione e produzione che il Paese è cresciuto in questi ultimi anni, ritagliandosi un suo spazio nel flusso del commercio internazionale. Una realtà, purtroppo, sconosciuta al grande pubblico, oscurata dall’infestante retorica di un’eccellenza da strapaese, buona solo per i tagli di nastri e qualche titolo nelle cronache regionali.

ldagostino@caffe.ch
19.05.2019


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