L'analisi
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Il rischio con l'Europa
è diventare Paese Terzo
CHANTAL TAUXE


Se la Svizzera non firma l’accordo quadro con l’Unione europea è davvero la fine dell’attuale, economicamente vantaggiosa via bilaterale? Esaminiamo la questione da un punto di vista tecnico, prima che politico. Se la Svizzera rifiuta l’accordo istituzionale, che riguarda il modo di gestire i nostri rapporti con l’Ue, gli accordi già firmati restano in vigore. Ma, a meno di un ripensamento di Bruxelles, non saranno aggiornati. Ora sappiamo che la macchina legislativa comunitaria genera costantemente adattamenti. E allora il problema è simile a quello degli aggiornamenti dei software: se non li accettiamo, prima o poi il computer si blocca. È questa "obsolescenza programmata" ciò che temono le nostre industrie di esportazione.
Un rifiuto dell’accordo quadro non innescherebbe la clausola ghigliottina, che lega gli accordi bilaterali tra loro, e che farebbe crollare l’intero edificio. Uno scenario, questo, che invece è garantito in caso di accettazione, l’anno prossimo, della nuova iniziativa dell’Udc sulla "limitazione dell’immigrazione" che prevede la risoluzione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone.
Tecnicamente, quindi, la Svizzera potrebbe continuare a vivere con i suoi accordi bilaterali ma senza la prospettiva di concluderne altri, così come è riuscita a convivere con il franco forte. Ciò sarebbe un ostacolo  in più da superare per la nostra economia: formalismi e costi supplementari. Politicamente, tuttavia, il  fatto di buttare nella spazzatura 5 anni di negoziati con l’Ue sarà difficile da far digerire ai "27". Arduo riportarli in tempi brevi al tavolo dei negoziati per rielaborare qualcos’altro. Non aspettiamoci di ottenere un risultato migliore dell’attuale! A causa della Brexit, l’Ue ha riconcettualizzato le sue relazioni con i partner economici. Offre la scelta dello Spazio economico europeo (accesso privilegiato al mercato con ripresa del diritto comunitario senza codecisione) o lo statuto di "Paese Terzo" (accordi di libero scambio commerciale o accordi puntuali in altri settori). In questa nuova architettura istituzionale, la via bilaterale, concessa agli svizzeri nel 1999, non esiste più. L’accordo quadro, dal punto di vista dell’Ue, è un’eccezione che potrebbe essere prolungata in considerazione della densità degli scambi con la Confederazione. Ma se la Svizzera stessa non vuole rilanciarla, i "27" la smetteranno con questo accanimento terapeutico. A Berna non si è ancora capito, che un no all’accordo quadro sarà percepito da Bruxelles come l’arresto per morte clinica della via bilaterale, questa "via regale" che il Consiglio federale è stato orgoglioso di aver tracciato, perché sostanzialmente ben più consistente rispetto allo Spazio economico europeo.
Per onestà intellettuale, si può sperare ad un’inversione della dottrina della Commissione. A una benevolenza estrema dei "27" che continuerebbero a coccolarci, a cedere alle nostre esigenze, e forse anche a quelle degli inglesi... Non è mai proibito sognare. È più dolce che immaginarci respinti come "Paese Terzo", discriminati per  nostra stessa colpa.
07.07.2019


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