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Il commento
Giustizia con due pesi
e con due misure
LILLO ALAIMO


Tre, quattro date. Solo tre, quattro date da tenere a mente per una semplice ma nel contempo importante riflessione. Un ragionamento su quel che si definisce... pesi e misure diverse.
Prima data.
L’8 febbraio di quest’anno il Medico cantonale, Giorgio Merlani, su indicazione di un gruppo di specialisti del Neurocentro del Civico di Lugano, scrive al Ministero pubblico. Denuncia il “forte sospetto” che un neurochirurgo della clinica Ars Medica di Gravesano abbia effettuato un “falso intervento” alla schiena di un’anziana paziente. Nella sua denuncia il Medico cantonale scrive espressamente di “pericolo per la salute pubblica”.
Trascorrono sei mesi e in quest’arco di tempo il dottor Merlani e il Civico segnalano alla magistratura altri tre casi. Protagonista è sempre lo stesso neurochirurgo. La magistratura sequestra di volta in volta le cartelle cliniche dei pazienti rivoltisi al Civico dopo essere stati operati (“falsamente” secondo la denuncia) all’Ars Medica.
Seconda data.
Domenica 11 agosto il Caffè svela la vicenda. Tempo una dozzina di giorni e l’inchiesta penale si avvia. Primi interrogatori. Ma ci sono voluti sei mesi, nonostante l’allarme lanciato dal Civico e dal Medico cantonale ("pericolo per la salute pubblica"), perché nell’ufficio della procuratrice pubblica Marisa Alfier fossero convocati i protagonisti della storia.
Terza data.
L’altro giorno, mercoledì 18 settembre. A distanza di poco più di un mese dalla pubblicazione del primo servizio sulla vicenda, la magistratura scrive al Caffè. A seguito di una denuncia dell’Ars Medica contro ignoti, sporta (anche questa è una data importante) già il 3 settembre, si vuol sapere come il Caffè sia venuto a conoscenza della vicenda, cioè della lettera dell’8 febbraio del Medico cantonale alla procura.
Dunque...
Sei mesi (febbraio-agosto 2019) ma sul fronte della magistratura (per evitare eventuali altre "vittime" e scongiurare quel pericolo per la salute pubblica di cui ha scritto il Medico cantonale) apparentemente non è accaduto nulla. Non si è mosso niente. Basti pensare che uno dei casi denunciati dal Civico ha per protagonista una paziente operata a fine giugno, giugno 2019 si intende, alla Ars Medica.
Sei mesi di inattività dunque. Poi d’un tratto, una dozzina di giorni dopo il primo articolo del Caffè, iniziano gli interrogatori del personale delle sale operatorie. E tempo un’altra decina di giorni l’Ars Medica (al corrente da subito del sequestro in clinica delle cartelle cliniche, iniziato in febbraio e proseguito sino a luglio scorso) sporge denuncia per sapere chi ha informato il Caffè. Trascorrono solo due settimane (non sei mesi) e la procura contatta il Caffè che ovviamente si appella al segreto professionale e alla tutela delle fonti.
Tre, quattro date, dunque, per dire di... due pesi e due misure.
Sei lunghi mesi per far partire le indagini, iniziare gli interrogatori nonostante fosse stato lanciato un allarme preoccupante: "Pericolo per la salute pubblica". Ma solo due settimane per chiedere come il Caffè sia venuto a conoscenza dei fatti.
Evidentemente per alcuni è più importante il secondo interrogativo, che francamente a noi pare un dettaglio, una pura e semplice curiosità rispetto alla gravità dei fatti denunciati in procura, cioè le presunte false operazioni. Ma come noi, evidentemente, non la pensa  Ars Medica.   D’altronde la clinica ha reintegrato il neurochirurgo solo dopo dopo una breve sospensione. L’inchiesta non è terminata, non c’è an cora alcuna perizia..., ma tant’è!
Forse anche la magistratura è convinta dell’importanza di sapere come il Caffè abbia saputo della vicenda. Tanto convinta che ricevuta dall’Ars Medica la denuncia contro ignoti non ha atteso... sei lunghi mesi. Ma solo due sole settimane per muoversi.
alaimo@caffe.ch
22.09.2019


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