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Il commento
L'impatto dell'emergenza
sulle prossime votazioni
NENAD STOJANOVIĆ


La crisi attuale è straordinaria sotto vari punti di vista, così come i suoi impatti sanitari, economici, psicologici, sociali… Ma sono in molti a speculare anche sulle sue conseguenze politiche. In particolare, e a breve termine, nel contesto svizzero ci si chiede quale sarà il suo impatto sulle prossime votazioni popolari.
Come si esprimerà la maggioranza dei votanti su un’iniziativa popolare che ha come titolo “Sì al divieto di dissimulare il proprio viso”? L’iniziativa è stata infatti lanciata da ambienti vicini all’Udc, ossia gli stessi (ma non sono certo gli unici) che nelle ultime settimane hanno chiesto e quindi ottenuto il divieto di lasciare scoperto il proprio viso su tutti i mezzi pubblici. Negli scorsi anni iniziative analoghe, meglio conosciute come “anti-burqa”, sono passate come una lettera alla posta nei cantoni Ticino e San Gallo: due terzi dei votanti erano a favore. Ci sarà una maggioranza anche a livello federale, visto che ora tutti dobbiamo portare le mascherine? Lo vedremo.
La data della votazione non è ancora stata fissata ma avrà luogo probabilmente il 29 novembre di quest’anno o al più tardi il 7 marzo 2021.
Oppure: il senso di insicurezza che il coronavirus ha alimentato anche in Svizzera aiuterà il Consiglio federale e i partiti di destra a vincere il referendum sull’acquisto, per 6 miliardi, dei nuovi aerei di combattimento? Alcuni anni fa l’acquisto dei Gripen, per 3 miliardi, è stato rifiutatato dal 53% dei votanti. E fu una grande sorpresa. E adesso? Lo scopriremo il 27 settembre.
Ma la votazione di gran lunga più importante sul piano politico-istituzionale, sempre il 27 settembre prossimo, è l’iniziativa dell’Udc denominata "Per un’immigrazione moderata". L’iniziativa chiede di fatto di disdire l’accordo sulla libera circolazione fra Svizzera e Unione Europea, che verosimilmente porterà l’Ue a far cadere tutti gli accordi bilaterali, mentre all’interno della Svizzera porterebbe all’abolizione delle misure di protezione del mercato del lavoro che i sindacati, non senza fatica, sono riusciti a negoziare. Prima del coronavirus si pensava che l’iniziativa non avrebbe avuto successo. E adesso? Per alcuni, la crisi ha fatto risorgere l’importanza delle frontiere nazionali, sia nei fatti sia agli occhi della popolazione. Si suppone quindi che l’iniziativa abbia più chance di passare in settembre che se si fosse votato, come era previsto, nel maggio scorso. Altri invece affermano l’esatto contrario. La crisi ha reso esplicito ciò che per tanti anni e decenni ci sembrava cosa evidente, ossia il valore delle frontiere aperte, il poter viaggiare lavorare circolare liberamente, almeno dentro i confini europei. Da questo punto di vista, il non poter attraversare liberamente i confini è da tanti vissuto come un passo indietro, una sciagura che non occorre alimentare ulteriormente votando sì all’iniziativa dell’Udc. Inoltre, visto che il coronavirus ha già causato una crisi economica, è realistico pensare che molti cittadini-votanti non vorranno che l’economia svizzera subisca un nuovo colpo duro o come minimo un periodo di grande e prolungata incertezza, qualora l’iniziativa passasse.
Allo stadio attuale sono tutte speculazioni. Non è possibile fare una previsione certa. Tutto dipenderà dalla "grande narrazione" che gli attori politici riusciranno a imporre sui media e quindi anche nell’opinione pubblica. La crisi legata al coronavirus offre infatti ingredienti in abbondanza per ogni ipotesi. Il tutto dipenderà dall’abilità dei cuochi di cucinare un piatto che soddisfi i clienti fedeli, ma anche e soprattutto che sia in grado di attirare nuovi clienti.
* Politologo
all’Università di Ginevra
04.07.2020


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