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Corriamo il rischio
di trovarci ai margini
CHANTHAL TAUXE


I sondaggi sui temi in votazione il prossimo 24 novembre hanno fatto così clamore che ben poca attenzione è stata rivolta a uno dei primi sondaggi su un altro prossimo scrutinio: quello del 9 febbraio sull'iniziativa dell'Udc "Contro l'immigrazione di massa". Realizzato da Isopublic, ha indicato che il 52% dei votanti sarebbe pronto ad accettare il testo.
La tendenza è inquietante. Accettare questa iniziativa significherebbe la fine degli accordi bilaterali con l'Unione Europea, in nome della clausola ghigliottina: se la Svizzera ricusa la libera circolazione delle persone, allora tutti gli altri accordi cadono, compresi quelli che riguardano i nostri prodotti. Ci si può anche beffare di questa esigenza dell'Ue, pretendere che il Consiglio Federale "non dovrà far altro che negoziare" una soluzione alternativa... Un'incomprensione dei cittadini che cade nel momento peggiore.
I partiti, le Camere e il governo hanno lasciato che si scavasse una voragine tra gli svizzeri e i nuovi standard delle relazioni internazionali. A non vedere il modo in cui il continente e il mondo funzionano, la Svizzera rischia di trovarsi ai margini. La prova è la leggera inquietudine che sale nel dipartimento di Johann Schneider-Ammann. Il nostro ministro dell'Economia ha incontrato il commissario europeo del commercio. E anche in questo caso, la notizia non ha avuto una grande eco. I due politici hanno ricordato l'accordo di libero scambio transatlantico attualmente in corso di negoziazione tra l'Ue e gli Stati Uniti (Tafta). Se questi due blocchi, che rappresentano i nostri principali mercati d'esportazione, si mettono d'accordo sull'abbassamento dei loro diritti doganali, ciò sarà un handicap per la nostra industria e la nostra agricoltura. Il loro intento potrebbe pure spingere le multinazionali americane che avevano scelto la Svizzera per sfuggire al diritto europeo, a rivedere i luoghi d'insediamento perché godrebbero di regole americano-euro-compatibili.
Un'ulteriore prova di una marginalizzazione in corso della Svizzera, la si evince dai recenti propositi di Barnier, commissario europeo per il mercato interno. Ha raffreddato le speranze elvetiche di negoziare lo scambio automatico di informazioni nell'ambito fiscale contro l'accesso al mercato dei servizi finanziari. L'accesso al mercato non si concede à la carte, solo per le banche. Riguarda tutte le attività di servizi. L'Ue cerca una soluzione per i Paesi terzi, soprattutto per gli americani, ma non ci saranno trattamenti privilegiati per la Svizzera, sarebbe contrario alle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. Le nuvole si addensano, anche se gli svizzeri si vogliono convincere che l'estate indiana si prolungherà.
27.10.2013


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