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I giovani non sono soli
a disertare le votazioni
CATHERINE BELLINI


I numeri hanno avuto l'effetto di uno schiaffo. Stando all'analisi Vox - pubblicata il 3 aprile scorso - solo il 17% dei giovani svizzeri ha preso parte allo scrutinio del 9 febbraio. Nella classe d'età inferiore ai 30 anni non si arriva neanche ad uno su cinque. Amiamo la nostra democrazia diretta, la riveriamo come parte della nostra identità, ma alle giovani generazioni è indifferente. Un vero disconoscimento. Un esito mortificante di cui la classe politica si è molto dispiaciuta. Ma, appena una settimana più tardi, a partire dal 10 aprile, i ricercatori hanno riscontrato problemi metodologici che tendendevano a sottostimare il tasso di partecipazione giovanile. Che dei ricercatori affinino i risultati qualche mese dopo una prima pubblicazione è normale. Ma a qualche giorno di distanza, non è assolutamente serio.
I problemi metodologici sono noti. Una volta, quando i cellulari non esistevano, i sondaggi si basavano su chiamate telefoniche agli apparecchi fissi. Si poteva, dunque, individuare senza troppi problemi un campione rappresentativo di giovani, vecchi, donne, uomini, cittadini, residenti nelle campagne, di destra, di sinistra, aplolitici o meno.
Ma ora che i giovani sono aggrappati ai loro telefonini, con numeri che non sono catalogati, gli istituti demoscopici hanno molte difficoltà ad individuarli e ad interrogarli in numero sufficiente. Gli istituti cercano soluzioni, ma la consultazione via e-mail o Facebook non farà altro che generare nuovi problemi metodologici. Come prendere in considerazione, allora, le classi di età dove l'astensionismo è più dilagante? La presidente della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, Cesla Amarelle (socialista vodese), suggerisce che i cittadini scrivano la propria età sul bollettino di voto.
I commenti nati dalla mancanza di impegno istituzionale dei giovani e la leggerezza dei ricercatori mascherano, però, un problema reale che la classe politica rifiuta di affrontare di petto: l'astensionismo generalizzato. Forse gli anziani si recano più volentieri alle urne, ma il tasso medio di partecipazione alle votazioni federali non supera quasi mai il 60%. Il che significa che 4 svizzeri su 10 non si esprimono. Gli astensionisti non hanno tutti meno di 30 anni.
È urgente ridare il "gusto del voto" a tutti gli strati della popolazione, rendendo obbligatorio il corso di civica nelle scuole. Lo spoglio dei risultati dovrebbe essere considerato come un servizio obbligatorio da tutti, con lo scopo di avvicinarsi concretamente al sistema di voto. Mantenere viva una democrazia, assicurare la legittimità delle decisioni, non è meno importante della matematica o dell'apprendimento di un'altra lingua nazionale.
20.04.2014


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