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Lo sciopero delle donne
è anche degli uomini
MICHEL GUILLAUME


Nel 1991 un successo aveva sorpreso il mondo: 500mila donne avevano scioperato per protestare contro le discriminazioni salariali. Dieci anni dopo la votazione sull’iscrizione del principio di uguaglianza nella Costituzione federale non è però cambiato ancora niente. Quasi tre decenni dopo, il prossimo 14 giugno, le donne si mobiliteranno ancora in occasione di un secondo sciopero. Nel frattempo, hanno ottenuto il congedo maternità, il diritto all’aborto e una revisione della legge sulla parità. Di più: da quest’anno tre membri su sette del Consiglio federale sono donne.
Tutto bene, dunque? Non proprio. Secondo l’ultimo rapporto sulla parità dei diritti del World economic forum (Wef) di Davos la Svizzera è al 20esimo posto, dopo Paesi come il Ruanda, le Filippine e la Namibia. Per quanto riguarda le differenze salariali la situazione è addirittura peggiorata. Soprattutto a livello europeo, dove si stima che bisognerà attendere ancora 61 anni per raggiungere l’uguaglianza di genere.
Le donne hanno perso la pazienza. Del resto rispetto agli uomini e allo stesso tipo di lavoro guadagnano 7mila franchi in meno l’anno. In realtà, la questione va ben oltre i salari. È la società nel suo insieme che deve cambiare. Nel 2016, secondo l’Ufficio federale di statistica, le donne si sono occupate anche della famiglia, dedicando quasi 9 miliardi di ore del loro tempo. Gratuitamente.  
Lo sciopero del 14 giugno riguarda dunque tutti: anche gli uomini, visto che una delle prossime battaglie verterà sul congedo paternità. Una richiesta portata avanti con un’iniziativa popolare dal sindacato Travail Suisse, che punta a concedere 4 settimane di congedo ai futuri padri. Nel centro-destra, il Ppd si avvia tristemente a proporre un controprogetto che prevede soltanto due settimane. I lavori preparatori nelle commissioni del Parlamento stanno andando avanti, ma in realtà tutto è ancora fermo. I rappresentanti dei datori di lavoro sostengono che il progetto del Ppd non è finanziabile, dimenticando che la politica familiare dovrebbe far parte delle condizioni quadro dell’economia. Concedere dieci giorni a un papà che vuole occuparsi del proprio bebé dovrebbe essere il minimo in un Paese ricco come la Svizzera. In questo senso, lo sciopero delle donne deve diventare anche quello degli uomini. La lotta per l’uguaglianza non ha genere, né sfumature politiche.
17.03.2019


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