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Il punto
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La sfida climatica
si gioca in famiglia
MICHEL GUILLAUME


Questa è la storia di un padre e di una figlia. Il primo, Richard Emmanuel Eastes, è una brillante personalità francese, dottore in scienze dell’educazione e filosofia. Sua figlia, Diane Lou, 15 anni, è un’adolescente iperattiva che suona il pianoforte, canta, va a cavallo e si cimenta in giochi acrobatici. Poche settimane fa, Diane Lou è rimasta colpita dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg. Così anche lei ha voluto protestare contro il cambiamento climatico e la passività del mondo politico.
La famiglia Eastes vive a Sorvilier, un piccolo villaggio di 300 abitanti nel Giura bernese. Abita in campagna. Qui tutto sembra ancora intatto. Ma è un’immagine fuorviante. Perché a 50 chilometri di distanza, il lago Brenets è scomparso dopo l’ondata di caldo della scorsa estate.
Dal dialogo tra padre e figlia è nata un’idea sorprendente. "E se facessi lo sciopero del silenzio?", si è chiesta Diane Lou. Con due genitori insegnanti, non poteva certo bigiare la scuola ogni venerdì, come Greta Thunberg. Inoltre, nel Jura bernese industriale e laborioso la parola "sciopero" è ancora un tabù. Così lo scorso 21 marzo ha detto ai suoi insegnanti che andava a scuola senza però partecipare alle lezioni. È rimasta in silenzio in segno di protesta.
Il direttore della scuola si è dimostrato comprensivo, offrendole la possibilità di prendere la parola davanti ai compagni il giorno dopo. Diane Lou ha accettato, riuscendo a convincere una cinquanta di amici a prendere parte a diversi progetti sul tema del riscaldamento globale.
Non appena questa storia è stata pubblicata dalla stampa, "i clima-scettici" si sono scatenati sui social network. "Questa ragazza vuole fare lo sciopero del silenzio? Tanto meglio! Che taccia per sempre", hanno commentato.
Ma Diane Lou non è preoccupata. Dice che ha imparato a restare indifferente alle critiche. Non solo. Ha messo in discussione le abitudini della sua famiglia. "E se smettessimo di mangiare carne? Se non prendessimo più l’aereo per andare in vacanza?", ha domandato. Suo padre, che la settimana scorsa sarebbe dovuto volare a Copenaghen, ha avuto poca scelta. Ha preso il treno: 20 ore per andare, 20 per tornare. Il clima avrebbe potuto rovinare questa famiglia felice. Invece l’ha resa più unita di fronte alla sfida più grande del 21esimo secolo.
19.05.2019


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