Il punto
I giudici indipendenti
garanzia di democrazia
GERHARD LOB


Ci sono temi nella politica che si ripetono con una certa regolarità ma non per questo sono meno importanti. Anzi. La ripetitività è un chiaro indicatore, una spia: significa che il problema non è stato risolto. Uno di questi è l’indipendenza dei giudici federali. O, meglio ancora, la loro dipendenza dai partiti politici di riferimento. Il problema è tornato d’attualità dopo una sentenza recente - di fine luglio - della Seconda Corte di diritto pubblico del Tribunale federale che a maggioranza - 3 giudici contro 2 - ha deciso che l’Ubs dovrà consegnare alla Francia i dati personali di oltre 40.000 suoi clienti francesi. Una decisione criticata fortemente da alcuni politici. L’Udc ha parlato di "un’incredibile sentenza contro la piazza finanziaria".
La critica di una sentenza ci può anche stare. In questo caso si capisce che pure i giudici avevano opinioni differenti. È invece inaccettabile che vengano fatte pressioni e minacce dai partiti politici sui singoli. In questo caso sul giudice federale Yves Donzallaz - d’area Udc - che aveva fatto da ago della bilancia a favore della consegna dei dati. La reazione del capogruppo Udc, Thomas Aeschi, non si è fatta attendere: "Dobbiamo chiederci seriamente se dobbiamo rieleggere giudici federali del nostro partito, se non rappresentano in alcun modo il nostro patrimonio intellettuale".
Sono affermazioni gravi perché ledono proprio uno dei principi sacrosanti delle democrazie occidentali, cioè la separazione dei poteri. Il caso Donzallaz ha fatto riemergere un problema: i giudici federali sono molto legati ai partici politici. Generalmente i magistrati pagano al proprio partito una cosiddetta "tassa di mandato", un tributo unico al mondo. Questi versamenti - da 3000 fino a 20’000 franchi all’anno per giudice - sono molto importanti per i partiti. Già nel 2017 il Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione (Greco) aveva criticato duramente la Svizzera per questa prassi. Insomma, dopo la loro elezione i legami tra magistrati e forze politiche andrebbero interrotti nettamente. Ma questo non è facile in un sistema dove vengono rieletti dopo sei anni pure i giudici già eletti.
La situazione potrebbe cambiare grazie al popolo svizzero. Alla fine di questo mese sarà consegnata alla Cancelleria federale un’iniziativa popolare (Iniziativa sulla giustizia) che propone un’elezione per estrazione a sorte e non più attraverso il voto del parlamento. Per decidere l’ammissione al sorteggio è prevista una commissione di periti che valuterà attraverso criteri professionali. Una volta designati, i giudici resterebbero in carica fino al pensionamento. Forse non è la soluzione ideale, ma almeno si eviterebbero i rapporti malsani fra politici e magistrati.
11.08.2019


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