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Il punto
La campagna del Ppd
polemica ma originale
GERHARD LOB


Mancano quattro settimane alle elezioni federali. Sale la tensione e l’attesa. E quanto sia alta la febbre del voto si è potuto constatare questa settimana quando il Ppd ha lanciato una discussa campagna online. Perché discussa? Perché era giocata sul motore di ricerca Google, impostato nella versione in tedesco. In pratica digitando il nome di un politico concorrente del Ppd, sullo schermo appariva un annuncio, cliccandoci sopra si veniva reindirizzati su una pagina con diverse notizie sulle sue "incoerenze" politiche. Veniva poi presentata la sua posizione in merito. C’è persino chi ha parlato di mobbing in riferimento a questa campagna.
Le critiche sono state tante, ma ora vale la pena analizzare questa campagna a mente fredda. Sicuramente si muove al limite della correttezza politica e soprattutto in un campo ancora sconosciuto per la Svizzera. Ma non si tratta solo di "negative campaigning", di campagna per screditare l’avversario, usata in Usa. C’è un aspetto positivo: gli elettori possono meglio capire le differenze di opinioni fra candidati di diversi partiti su temi specifici. Non è un male, perché proprio nel centro, l’area fra Ppd e Plr, aumentano le congiunzioni di liste e l’elettore spesso fa fatica a cogliere le differenze.
Intanto, le reazioni a questa campagna dimostrano quanto, comunque sia, abbia centrato l’obiettivo. Sebbene sia stata giudicata un’anomalia, il Ppd non è conosciuto come un partito che ama le provocazioni. Sarà poi anche vero che il Ppd è sotto pressione e rischia di essere superato dai Verdi, ma bisogna riconoscere che con la sua campagna ha osato, ha imboccato strade nuove. Sicuramente la campagna online è un’alternativa ai manifesti pubblicitari con la foto del candidato e uno slogan standard tipo "Vogliamo una Svizzera forte".
È vero che non tutto è lecito in una campagna elettorale ma è normale provocare e sfidare gli avversari. Fa parte del gioco politico. In una campagna si punta ad attirare l’attenzione. L’Udc lo sta facendo da tempo e ci siamo abituati. Adesso è il turno del Ppd. Perché stupirsi? In Svizzera bisognerebbe essere più rilassati e sereni. Servirebbe un po’ di "Gelassenheit", come dicono i tedeschi. Perciò il richiamo al Ppd di rimanere in un ambito "politicamente corretto" suona un po’ ipocrita.
Forse il problema vero di questa campagna online è il fatto che all’interno del partito non sia piaciuta a tutti. Tanto che ha fatto discutere.
22.09.2019


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