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L'urbanista elenca i mali del territorio e fornisce la cura
"Troppo cemento,
il terreno non assorbe"
STEFANO PIANCA


Dobbiamo cambiare il modo di utilizzare il territorio? Un interrogativo spontaneo davanti al  ripetersi di eventi meteorologici estremi. Una risposta arriva dall'urbanista Cristina Kopreinig Guzzi: "Direi di sì. Occorre cambiare strategie, più che a livello pianificatorio dove da molti anni si segnala la necessità di un mutamento della rotta nell'utilizzo delle aree edificabili, occorrerebbe pensare al come si costruisce".
Ma l'esperta, prima di fornire alcuni suggerimenti concreti, fa una premessa: "È ovvio che in Ticino si è cementificato troppo. A causa della copertura di una superficie di terreno tanto estesa, sicuramente c'è stato un influsso notevolissimo sull'andamento dei corsi d'acqua. Perché la massa che corre su una superficie dura e impermeabile risulta sicuramente più violenta che non su un prato". Per ripristinare, in parte, il fenomeno naturale dell'assorbimento, l'urbanista suggerisce una diversa tipologia di coperture degli edifici: "Quando si costruiscono dei tetti piani potremmo essere molto più attenti ricorrendo a dei sistemi di copertura terrazzata a verde che hanno un'enorme capacità di assorbire l'acqua piovana, evitando così che essa finisca direttamente negli scarichi". Costruire meglio, "dunque ricorrere alle tecniche costruttive esistenti più adatte", ma non solo. Per Cristina Kopreinig Guzzi è necessario anche "ridurre l'incidenza al suolo delle costruzioni. Vuol dire, edificare meno e in maniera più compatta. Di conseguenza si preserverebbero più aree verdi". Quindi costruire in altezza, "ma anche chiedersi sempre quanto occorre costruire". L'obiezione più scontata sarebbe che è la pressione demografica a imporre il quanto, ma così non è: "Bisognerebbe domandarsi se la quantità di metri quadrati pro capite è proprio necessario che sia così alta come si vede in alcune costruzioni. Ce ne sono di decisamente sproporzionate". Non solo, una migliore gestione del territorio deve tener conto del costruito: "Non c'è solo la questione della conservazione del patrimonio architettonico di pregio. L'altro aspetto - aggiunge - è la manutenzione e il recupero di ciò che si è costruito negli anni sessanta e settanta. Invece di costruire da un'altra parte ci sono validi esempi di recupero di edifici con l'inserimento di duplex o appartamenti più gradevoli. In questo modo non si va a incidere sul terreno verde". Poi il discorso potrebbe venire esteso alla natura: "Andrebbe ribadito - sottolinea l'esperta - il ruolo degli alberi, che visivamente possono arricchire e abbellire il paesaggio, ma hanno anche una funzione  per il regime delle acque. I boschi sono importanti e andrebbero mantenuti in buono stato". Ma qui è sotto gli occhi di tutti che così non è. Soprattutto nei boschi di latifoglie, gli alberi caduti sono la regola. C'è molto da lavorare.
09.11.2014


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