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Gli abitanti di Bombinasco all'indomani della tragedia
"Paura? Un po' si,
ma non ci sono rischi"
MAURO SPIGNESI


Un po' di paura la proviamo, ma credo sia più dettata da quanto accaduto qui da noi piuttosto che da minacce reali". Roberto guarda la moglie Daniela per capire se anche lei la pensa nello stesso modo. La giovane coppia si è trasferita ad Astano da poco tempo ed è venuta quaggiù a vedere la casa crollata a Bombinasco. Perché tutti, da queste parti, ogni giorno passano davanti al rustico con l'affresco della Madonna, che sta pochi metri più in basso, sul ciglio della strada, dove ora si trova un grumo di cemento, fango e pezzi di tetto.
Nel nucleo della piccola frazione di Curio, fra stradine strette e portici che si succedono uno dietro l'altro, la gente è ancora scossa, non ha una grande voglia di parlare. "Paura? No, non ne abbiamo anche se nessuno avrebbe mai immaginato una disgrazia come questa", dice un ragazzo in tuta da ginnastica mentre sistema alcuni avvisi alla popolazione nella piccola bacheca del paese. "Certo - continua - tutti siamo rimasti sorpresi e sconvolti per quanto accaduto". Tutti, certo. Al "Buteghin", una piccola stanza che guarda il ruscello, c'è un silenzio profondo. "Qui ci conosciamo tutti, Bombinasco conta solo 48 abitanti. Anzi, ora 46", dice Daniele Meni ricacciando dentro le lacrime. Lui la tragedia l'ha vissuta praticamente in diretta. Da quando alle sette di di sera un cameriere che lavora al Giardino, il suo ristorante che si trova a duecento metri dal luogo della tragedia, gli ha raccontato che in mezzo alla strada c'era un grande masso. "Ho capito che era accaduto qualcosa di grave. Quando io sono passato alle 5 - racconta - le luci della casa di Monica erano ancora accese". Le ha viste anche Giuseppe, artigiano di Banco, mentre rientrava nella sua abitazione. "Un po' di paura - avverte - la provo, ma soprattutto per i miei figli. Anche se poi io abito in una zona teoricamente non a rischio". Non era a rischio neanche la casa di Monica, che dopo la frana tanti hanno provato a chiamare al cellulare. Silenzio.
"Una fatalità, una fatalità", riesce appena a ripetere uno svizzero tedesco che qui, a poche centinaia di metri dal nucleo del villaggio, ha una casa di vacanza. Oltre la strada, dall'altra parte del ruscello, lo stesso giorno della tragedia, racconta l'autista di un camion che sta scaricando terra, "c'è stato un altro smottamento". Molti anni fa, ricorda ancora Daniele Meni, che è stato lo chef che ha fatto l'esame di cuoca a Monica, "dietro il paese le piogge estive avevano fatto accumulare dei detriti, si era formata come uno sbarramento che l'acqua aveva sfondato, facendo arrivare un fiume di fango sino alla strada". Poi il Patriziato aveva creato una protezione. E si pensava che il pericolo fosse scongiurato. "Nessuno credeva potesse succedere - dice un artigiano mentre sistema il suo garage nel nucleo - una disgrazia così. Io lì davanti ci passo quattro volte al giorno". Come tutti, qui. Ma da quella sera invece tutto è cambiato.
"Questa tragedia - osserva Meni - ci ha unito ancora di più come comunità. Quando sentivamo al telegiornale di fatti simili in Liguria, ad esempio, o nella Svizzera tedesca ci sembravano lontani, lontanissimi. Ora invece dovremo imparare a vivere con la paura anche se sentiamo che è un fatto irrazionale, perché i geologi dicono che quanto è avvenuto è eccezionale. Invece è accaduto qui, da noi. Un cliente mi ha detto che quest non è solo il lutto di Bombinasco ma di tutto il Ticino".
09.11.2014


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