Si riapre il confronto sulla maternità coi reparti dell'Ente
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Sono troppi i cesarei
nelle cliniche private
PATRIZIA GUENZI


Un’incisione di quindici centimetri per far nascere il bebè col bisturi, costo medio 3mila franchi. Ma in totale, calcolando anche la degenza della mamma, un parto cesareo viene fatturato dagli ospedali tra gli 8’500 e i 10’500 franchi, mentre uno naturale oscilla dai 6’000 ai 7’500 franchi (costi ufficiali registrati dall’Acsi nel 2012). E in Ticino, su circa 3mila nascite annue, la media dei cesarei è di oltre un terzo. Secondo l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, il tasso non dovrebbe superare il 10-15%. Già l’Eoc, Ente ospedaliero cantonale, nel 2013 ha sforato di parecchio con un 27,5%; la clinica Sant’Anna di Sorengo si attestava al 40,7%, mentre la Santa Chiara di Locarno registrava il 42,9%. Percentuale, quest’ultima, nel frattempo salita al 44,8%, come ha precisato la dottoressa Daniela Soldati, membro del cda della clinica, durante un’audizione con la Commissione speciale della pianificazione ospedaliera. Era l’agosto 2014 e si stavano gettando le basi per una futura collaborazione tra pubblico e privato per ostetricia, neonatologia e ginecologia. Progetto naufragato dopo la recente bocciatura della riforma sanitaria.
I tagli cesarei rappresentano una prestazione importante per la sanità privata, "rifugio" di molte donne spaventate dal parto naturale. O che, come ha ricordato la dottoressa Soldati sempre durante l’audizione, "si rivolgono a noi perché in ospedale subiscono forti pressioni per partorire naturalmente".
Va ricordato che alla clinica Sant’Anna di Lugano e alla Santa Chiara di Locarno le tariffe a carico delle casse malati, sia per il parto naturale che per il cesareo, sono un po’ più basse rispetto all’Eoc (circa il 5 per cento in meno). Un costo inferiore compensato dall’elevato numero di cesarei.
Intanto, la Federazione svizzera delle levatrici non nasconde la sua preoccupazione per l’elevata quantità di parti cesarei che si registra oggi nella Confederazione. Tanto più se si considerano i rischi di effetti collaterali, le difficoltà per i parti successivi e le conseguenze per il sistema immunitario del bambino, senza parlare dei maggiori costi a carico delle assicurazioni e dello Stato. La Federazione delle levatrici fa, perciò, sue le parole del direttore del dipartimento Family Health and Research dell’Oms, per il quale  i cesarei sono operazioni programmabili, più brevi rispetto a un travaglio naturale e permettono, inoltre, di ridurre il lavoro di notte e durante il fine settimana. Sono quindi chiaramente più redditizi per ospedali pubblici e cliniche private.
Nel 2014 in Svizzera sono nati 84.014 bambini. Di questi, 28.337 con l’aiuto del bisturi. Un tasso del 33,7%, ben superiore alle direttive dell’Oms. Tra i cantoni più "virtuosi" spiccano Giura e Vallese, 23 e 26%. Il Ticino, con il 33,6% è nella media nazionale. I "peggiori" sono Zugo e Basilea, attorno al 40%.
Per i sostenitori della nascita senza bisturi, frenare l’aumento dei cesarei e degli interventi medici non necessari nei parti a basso rischio non significa lasciar soffrire la donna, bensì rispettare le condizioni necessarie per un travaglio naturale. Le levatrici hanno pubblicato un dépliant in cui spiegano che a parità di rischio il cesareo non garantisce al neonato una nascita migliore. Possono esserci più disturbi di respirazione rispetto a un neonato nato per via naturale.
Nelle cliniche private, dove operano ginecologi esterni, ogni medico dà le proprie indicazioni alla futura mamma o è più propenso ad ascoltarne le richieste, mentre le quattro maternità pubbliche del cantone hanno sottoscritto la convenzione Unicef che favorisce i parti naturali. Discorso diverso per le gravidanze ad alto rischio, su cui tutti concordano: vanno trasferite in un centro di neonatologia.  
Tuttavia, anche nel caso di un parto naturale a volte si utilizza il bisturi. Come nell’episiotomia, una piccola incisione del perineo per agevolare il passaggio del bebè. Un intervento minimo, ma fatturato a parte alle casse malati. La media svizzera è del 22,9% (dati 2013). All’Eoc del 29%, alla Sant’Anna del 23,5% e alla Santa Chiara del 42%, che anche in questa casistica si conferma in prima posizione. Per i cesarei la dottoressa Soldati ai commissari della Pianificazione ha ricordato: "Lasciamo piena libertà alle mamme di decidere secondo quali modalità far nascere il loro bambino. La differenza nelle nascite tramite cesareo la fanno le scelte delle mamme".
Di chi sia o no la decisione, fatto è che oltre il 40% di cesarei nelle cliniche private è un dato rilevante.  

pguenzi@caffe.ch
@PatriziaGuenzi
12.06.2016


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