Dopo l'aumento dei compensi nel Comune di Bellinzona
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Scontro fra Lega e Udc
sui salari ai municipali
GUENZI, PIANCA, RAVANI, SCHIRA, SPIGNESI


Addirittura c’è già chi ventila la possibilità di lanciare un referendum. Ancora prima di iniziare il suo percorso politico-amministrativo, il neo municipio della Nuova Bellinzona scivola sulle retribuzioni ai propri membri. Quelle annunciate nei giorni scorsi. Salari che sono stati ritoccati verso l’alto per arrivare, solo due esempi, ai 120mila franchi per il sindaco, Mario Branda, e ai 95mila per il suo vice, Andrea Bersani. E i loro impieghi non sono calcolati al cento per cento. All’70 è l’impegno per il sindaco e al 60 quello per il vice.
Referendum o, quanto meno, una forte presa di posizione pubblica. A sollecitare un gesto di protesta è soprattutto l’Udc che, ironia della sorte, si ritrova a dover litigare proprio con la Lega, alleata di "gruppo" alle recenti elezioni comunali. Non tutti all’interno dell’alleanza di destra condividono il braccio di ferro che i democentristi vogliono iniziare. Populismo o sana indignazione? Nelle ultime ore le tensioni fra Udc e Lega stanno montando e non si esclude possano coinvolgere i vertici delle due formazioni. Il partito di Del Don e Tuto Rossi, democentristi, sia nei corridoi di Palazzo civico sia in città, ha scatenato la polemica. Gli aggettivi usati sono pesanti. Paghe iperboliche, per nulla sobrie come la tradizione politica elvetica imporrebbe… così si afferma fra le fila dell’Udc citando il cosiddetto impegno di "milizia" che da sempre caratterizza il lavoro negli esecutivi comunali.
Sul fronte opposto, nonostante il proprio dna e un passato fatto di battaglie contro la "casta", la Lega frena. E in queste ultime ore, pur correndo il rischio di rottura con gli alleati, invita alla calma. I leghisti, saranno questi forse dell’anima più istituzionale del movimento, suggeriscono di attendere che la proposta del municipio si concretizzi arrivando in consiglio comunale. Ad abbassare i toni è soprattutto la capogruppo Lelia Guscio. È fermamente convinta della sua posizione attendista, tanto da non escludere la possibilità che l’Udc possa, quanto meno in questo momento, uscire da sola allo scoperto.
Nei giorni scorsi, immediatamente dopo la comunicazione dei nuovi stipendi, sia Del Don sia Rossi non hanno pubblicamente fatto mistero di giudicare inaccettabile il nuovo regolamento sui salari. A loro avviso la politica non può e non deve tramutarsi in un’occasione di guadagno personale per chi dedica parte del proprio tempo all’amministrazione comunale. E il perché è presto detto, così riferisce chi ha sentito le vivaci discussioni fra i due gruppi. La percentuale di impegno prevista (e qui il pensiero dell’Udc va soprattutto al sindaco e al suo vice) consente infatti di proseguire le attività nei loro studi di avvocatura o notariato.

spianca@caffe.ch


Alain Scherrer - Locarno
"Dopo le aggregazioni non basterà il part time"

Lui dice d’essere fortunato, perché è un funzionario cantonale. "Se lavorassi per il settore privato, o se avessi uno studio professionale mio, sarebbe certamente molto più complicato conciliare l’attività amministrativa con la professione", spiega Alain Scherrer, ingegnere, 52 anni, dal luglio 2015 sindaco di Locarno. Scherrer per fare il sindaco mette insieme il congedo concesso appunto ai funzionari cantonali e parte delle vacanze e prende un salario annuale di circa 60mila franchi. "Ma il sindaco non si fa per soldi, si fa per passione. E la passione per la tua città, per la tua terra, non puoi pagarla, le ore d’impegno che vanno oltre gli orari normali non sono traducibili in straordinari".
Tenendo conto anche delle ultime aggregazioni che hanno riguardato le più importanti città ticinesi e quelle che ci saranno in futuro,  Alain Scherrer pensa che prima o poi si dovrà voltare pagina. "Necessariamente, perché si dovrà arrivare ad avere sindaci a tempo pieno, o quasi. Già oggi - dice - servirebbe almeno una occupazione al 70%. Le pratiche sono sempre più complicate, con i tagli e i risparmi bisogna trovare sempre nuove soluzioni. E poi è necessario ascoltare la gente, i cittadini".

m.sp.



Carlo Croci - Mendrisio
"È una cifra simbolica conta più la vocazione"

Il salario a Mendrisio è di circa 40mila franchi per il sindaco e di 30mila per i municipali. "È uno stipendio poco più che simbolico visto che corrisponde a un totale di circa mille ore di lavoro l’anno  – precisa il sindaco Carlo Croci - per un’occupazione stabilita al 40 per cento". Nel Borgo i bassi salari degli amministratori  sono però una scelta precisa. "Il nostro - spiega ancora Croci - è un impegno dettato da una sorta di vocazione. Credo che se dovessimo guadagnare di più, perderemmo un po’ del mordente che è il motore della nostra attività politica".
In sella dal 1994, il sindaco Croci ammette però che qualcosa nel meccanismo amministrativo andrà rivisto. "Io amo il contatto con la gente, conosco tutti i miei collaboratori e so come muovermi. Chi verrà dopo di me - spiega - non godrà degli stessi automatismi, perciò dovrà dedicare alla carica di sindaco più tempo. Ho vissuto questo fatto sulla mia pelle, nei primi mesi dopo l’aggregazione, quando il lavoro era pesante. Per un momento abbiamo anche pensato di aumentare le paghe, ma gli spauracchi economici ci hanno fatto subito cambiare idea".

o.r.


Luca Pissoglio - Ascona
"Lo spirito di milizia deve restare intatto"

Beh, se lo chiede a uno che fa trenta ore a settimana come sindaco la risposta è una sola: giusto e sacrosanto che si riceva uno stipendio. Ma è altrettanto giusto che chi sceglie di dedicarsi a questa attività lo faccia anche con uno spirito di milizia". È l’opinione del sindaco di Ascona, Luca Pissoglio, pediatra 59enne, in carica dal 2012. "Io incasso 50mila franchi l’anno, più 50 franchi a seduta - aggiunge -. Mi va bene, ripeto, perché ci metto passione".
Insomma, fare il sindaco non può diventare una professione a tutti gli effetti. Perderebbe di fascino. "Invece deve esserci passione e desiderio di mettersi a disposizione della collettività, che è poi la spinta principale di chi si candida a sindaco - aggiunge Pissoglio -. Non è giusto che diventi un funzionario, anche per questo non deve ricevere uno stipendio troppo alto". Troppo alto come quello, a detta di molti, di alcuni amministratori comunali che incassano ben oltre i 100mila franchi l’anno. Ma su questo punto Pissoglio non si esprime. Taglia corto e dice: "Se il legislativo approva uno stipendio molto alto significa che lo ritiene adeguato".

p.g.


Gianfranco Poli - Brusino
"Però nei piccoli paesi non si lavora per soldi"

Per lui fare il sindaco è una tradizione di famiglia. Per sedici anni, dal 1972 al 1988, alla guida dell’amministrazione di Brusino c’è stata la mamma, Miriam Poli, e dal 2000 a oggi, cioè da 17 anni, c’è lui: Gianfranco John Poli confermato nell’aprile dell’anno scorso. "Certo, la nostra è una piccola realtà di meno di 500 abitanti, ma ha comunque bisogno di attenzione, di essere seguita. E fare il sindaco è sempre un impegno. La prossima settimana, ad esempio, ho tutte le serate occupate", spiega Poli che dal 1991 al 1995 è stato in Gran consiglio per i Verdi e per trent’anni ha lavorato come direttore di una casa per anziani. "Io lavoro e mi confronto con un paese piccolo. Ma nelle grandi città - riprende Poli - è più difficile amministrare e dunque io credo che lì sia necessario avere un sindaco almeno al 50 per cento, altrimenti non si va da nessuna parte". Molte attività Brusino le ha delegate a Mendrisio, perché le risorse sono poche. "Il salario? No, noi lavoriamo quasi gratis, io prendo circa 4mila franchi l’anno, una cifra che tuttavia comprende tutto, anche i rimborsi spese e le trasferte. Ma lo faccio per il mio paese, dei soldi non mi importa".

m.sp.


Ettore Vismara - Paradiso
"Due giorni a settimana li dedico alla politica"

A dire la verità non ho mai fatto il conto delle ore che dedico al mio ruolo di sindaco. Per fortuna Paradiso è un comune finanziariamente solido e che funziona piuttosto bene. Quindi in generale mi impegna per un paio di giorni a settimana non consecutivi". Ettore Vismara, 60 anni, avvocato, per il suo impegno nell’ente pubblico è pagato 15mila franchi l’anno. Una cifra ben lontana dai salari destinati ai sindaci nelle grandi città, benché la carica richieda comunque tempo ed impegno.
"Ultimamente mi sembra si stia giocando un po’ al rialzo - osserva -. Circolano cifre quasi da capogiro. Quando sei attivo sia professionalmente, sia in politica, è chiaro che qualche sacrificio bisogna farlo. Io recupero spesso il tempo passato a svolgere i compiti di sindaco durante i fine settimana, che spesso passo in ufficio". Perché i due giorni per la politica sono una media, ma possono aumentare quando ci sono progetti particolarmente importanti da seguire e non tengono conto, ad esempio, del lavoro nelle commissioni regionali. "Come - conclude Ettore Vismara - quella dei trasporti, che nel luganese ci sta impegnando parecchio. Insomma, si fanno un po’ i salti mortali…".

m.s.


Loris Galbusera - Biasca
"Ma è a tutti gli effetti una vera professione"

Il tempo dedicato all’attività amministrativa è giusto che sia riconosciuto". Non ha dubbi Loris Galbusera, 50 anni, capufficio acquisizioni del Territorio e sindaco di Biasca. "Chi amministra una città lo stipendio se lo guadagna tutto, mi creda. Io prendo 18mila franchi l’anno, più 70 franchi a seduta, ma rispetto ad altre realtà è poco. Biasca conta 6.200 abitanti, niente a che vedere con Bellinzona, ma i problemi non sono molto diversi da quelli di una grande città. Insomma, è una sorta di altra professione".
Come funzionario statale, Galbusera ha diritto a 12 giorni l’anno per dedicarsi alla carica pubblica. "Il resto è tutto rubato al tempo libero. Biasca è impegnativa, ripeto. Situata alla confluenza delle valli di Blenio, Leventina e Riviera, sull’asse di transito del San Gottardo e del Lucomagno, funge da polo; la sua vocazione principale è sempre stata quella di centro dei servizi, dell’artigianato e del commercio per l’intera regione e le vie di comunicazione internazionali". Insomma, uno stipendio più sostanzioso ci starebbe tutto, secondo Galbusera. "Forse fare il sindaco, almeno parzialmente, dovrebbe essere una professione e come tale equamente stipendiata".

p.g.
21.05.2017


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