La deputata Udc Nathalie Rickli vuole spazio per i privati
'La Ssr deve svegliarsi
non è una vacca sacra'
MASSIMO SCHIRA


L’iniziativa per l’eliminazione del canone radiotelevisivo la giudica "eccessiva", ma non accetta che il governo non proponga un controprogetto con cui rimettere in discussione il ruolo dominante della Ssr e lo spazio concesso ai media privati. Nathalie Rickli, 41enne deputata dell’Udc al Consiglio nazionale, è uno dei primi nomi di grido della politica federale ad essere intervenuta con particolare decisione sul problema del canone. "La Ssr non è una vacca sacra, deve svegliarsi - spiega Rickli al Caffè -. È più che mai necessario chiedersi quanto sia giusto che lo Stato finanzi tv e media. E in che misura debba farlo. Secondo me, il canone va senza dubbio diminuito e nelle prossime settimane l’idea di proporre un controprogetto all’iniziativa ‘No Billag’ tornerà d’attualità nella commissione del Nazionale, dopo il no risicato agli Stati".
Concretamente, l’idea della parlamentare democentrista è quella di portare l’abbonamento radiotelevisivo a circa 300 franchi contro gli attuali 462, facendo così scendere il contributo pubblico a circa 750 milioni l’anno, rispetto al miliardo di oggi. "Pensare ad una Svizzera senza canone radiotelevisivo non mi sembra possibile - aggiunge Rickli -, perché credo che il mandato di servizio pubblico sia importante e vada preservato, anche nell’ottica della tutela del plurilinguismo e delle zone periferiche. Questa è, però, l’occasione per lanciare un dibattito profondo sull’ente radiotelevisivo, per riflettere sul ruolo della Ssr  e far capire all’azienda che è arrivato il momento di svegliarsi. Si tratta di capire se con meno mezzi a disposizione, la Ssr saprà realizzare un prodotto di qualità, incentrato sull’informazione".
Uno degli aspetti centrali della questione è certamente il ruolo dei privati. Sia dal profilo della pluralità d’informazione, sia da quello della raccolta pubblicitaria. "Nel ventunesimo secolo, mi sembra più che lecito interrogarsi su cosa debba fare lo Stato nel campo dei media e della comunicazione e cosa, invece, spetti all’economia privata - precisa la deputata -. Molti privati non hanno la forza per confrontarsi con la Ssr e quindi non è la strada giusta, ad esempio, quella di permettere all’ente pubblico di sviluppare con forza l’offerta su internet. Quindi di pubblicità sul web della Ssr non si deve assolutamente parlare, perché l’offerta privata già esiste e non si può opporle una concorrenza dell’ente pubblico. Sarebbe sbagliato".
Altro problema molto dibattuto è quello della pubblicità. In Paesi come l’Inghilterra alla tv di Stato non è permesso accedere al mercato pubblicitario. Una scelta, secondo Rickli, non adatta al caso svizzero, anche perché in Inghilterra la lingua è una sola. "In una situazione ideale, è chiaro che lo Stato dovrebbe incassare il canone radiotelevisivo per l’ente pubblico, mentre la pubblicità dovrebbe rimanere solo in mano ai privati - osserva la deputata udc -. Ma in Svizzera, oltre al plurilinguismo, lo stesso mercato pubblicitario aperto porta benefici a tutti, non solo alla Ssr". Il dibattito, al di là del voto sull’iniziativa "No Billag" è lanciato: "Ed è un fatto positivo su cui la Commissione del Nazionale dovrà riflettere".  m.s.
11.06.2017


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