Le strategie alternative per far quadrare i conti alla Ssr
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Basta un piano B
e salvi il bilancio
EZIO ROCCHI BALBI


Tagli di costi e personale sono destinati a rimanere un leit motiv per la radio-tv del servizio pubblico, indipendentemente dall’esito dell’iniziativa "No Billag" che non può che acuire il problema. Va da sé che, come tutti i grandi network che si rispettano, anche la Ssr ha sicuramente elaborato strategie alternative. Un "piano B" che salvi il bilancio dai marosi provocati dal pagamento dell’Iva e dal tremolio del canone. Se, ad esempio, si rinunciasse alla produzione radiotelevisiva quadrilingue (un unicum mondiale per un Paese di 8,4 milioni di abitanti) a vantaggio di un solo idioma, cioè il più diffuso tedesco, il risparmio stimato sarebbe di 700 milioni. I costi generali scemerebbero di colpo del 42%, finalmente in linea con la media europea.
Sì, ci sarebbe qualche duro effetto collaterale, tipo la sparizione dei programmi di Comano, ma non si può avere tutto, no? Oppure si potrebbe scongelare il contingentamento degli spot pubblicitari, limitato al minimo della sussitenza per legge da anni. O almeno si potrebbe consentire alla Ssr di inserire banner pubblicitari sulle piattaforme online come fanno tutti i siti, anche quelli più scalcinati. Tra l’altro il web neanche esisteva quando si decise di centellinare alla Ssr le inserzioni; non esiste una legge che glielo vieti ora, ma purtroppo nemmeno un’autorizzazione in tal senso.  In ogni caso la pubblicità va dove c’è pubblico. Perché costringere imprenditori e aziende, che con i loro investimenti pubblicitari cercano di raggiungere il numero più vasto d’utenti, a destinare le loro risorse ad altri "attori" che, a differenza della Ssr, non offrono una platea così vasta?
e.r.b.
11.06.2017


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