In pochi trovano il coraggio di denunciare il persecutore
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'Noi, violentate...,
vi chiediamo aiuto
PATRIZIA GUENZI


Di violenza domestica si parla troppo poco. Eppure, stando ai reati registrati nel 2016 dalla polizia in Svizzera, le vittime sono in aumento. Erano 17.297 nel 2015 e sono salite a 17.685 nel 2016. Si va dalle lesioni, più o meno gravi, alla coazione sessuale, dall’abbandono allo sfruttamento dello stato di bisogno. Un allarme registrato anche in Ticino dal direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi, che lo scorso aprile, ha giudicato "troppi!" i due casi sospetti di violenza domestica al giorno. Anche nell’ultima settimana, la polizia è intervenuta in un appartamento a Lugano, dove una coppia stava litigando furiosamente.
Le strutture di accoglienza non mancano nel cantone. Come osserva Ivan Pau-Lessi, presidente della Commissione di coordinamento per l’aiuto alle vittime: "Ascolto, protezione e sostegno durante tutto l’iter giudiziario sono garantiti". Ma forse, o a volte, non basta. Serve una rete più stretta, come chiede Simona Davi, che ha raccontato il suo calvario al Caffè. Quando ha avuto la forza di denunciare il suo aguzzino s’è trovata in un altro incubo. Non per niente i casi che emergono sono solo la punta dell’iceberg. E visto che i delitti sessuali sono associati al senso di colpa, spesso non sono denunciati. Come sottolinea Prevezione svizzera della criminalità. Simona ha impiegato 10 anni per dire basta. Il suo stupratore ha ammesso le sue colpe ed è stato condannato. Ma tra interrogatori, confronti e visite psichiatriche lei ha rivissuto tutte quante le violenze. Una ad una. Forse, dice Simona, un sostegno meno traumatico e più empatico per la vittima c’è.
18.06.2017


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