L'aiuto alle vittime si stupro secondo le associazioni
'Le cifre del fenomeno
sono molto più ampie'
PATRIZIA GUENZI


C’è sicuramente una parte del fenomeno "violenza domestica" che non emerge dalle statistiche. Soprattutto quella sui bambini". A dirlo,  Chantal Billaud, di Psc, Prevenzione svizzera della criminalità. "C’è da dire che sì, stando ai numeri la violenza sui bimbi sembra aumentata, ma è anche vero che oggi se ne parla di più. C’è più conoscenza, e i casi emergono più facilmente", aggiunge.
La violenza sessuale su donne e uomini contempla ogni forma di atto sessuale forzato e di comportamento che oltrepassa i limiti consentiti. Ed è commessa in vari contesti e assume forme diverse, dalle molestie sessuali sul posto di lavoro allo sfruttamento sessuale nell’ambito di una relazione di dipendenza (come  nel rapporto fra datore di lavoro e impiegato/a), al rapporto sessuale forzato nell’ambito del matrimonio o di unioni domestiche. A partire dai 15 anni, una vittima è di regola ascoltata come testimone da un poliziotto dello stesso sesso. Viene poi subito presa a carico da associazioni o consultori. "In Ticino esiste una delegata cantonale responsabile, che ascolta e garantisce protezione alle vittime, sostenendola e accompagnandola durante l’intero iter giudiziario - spiega Ivan Pau-Lessi, presidente della Commissione di coordinamento per l’aiuto alle vittime -. In seguito viene fatta una valutazione in base alla quale si decide il numero di incontri con lo psichiatra e altre prestazioni sociali, giuridiche e mediche".
Intanto, Psc, che si impegna soprattutto sulla prevenzione e collabora con la polizia, sottolinea le conseguenze negative della violenza domestica, che si manifestano sulla salute, sul piano sociale, economico e finanziario. Le vittime presentano spesso danni fisici e/o psicologici che non di rado sono accompagnati da comportamenti autodistruttivi, come l’abuso di sostanze che creano dipendenza. Proprio come Simona (vedi articolo principale). Inoltre, il ripiegamento su se stessi porta all’isolamento sociale e ad una maggior difficoltà a confidarsi con qualcuno. Un circolo vizioso da cui è difficilissimo uscirne da soli.
Ogni anno in Ticino sono circa mezzo migliaio le persone che si rivolgono al Servizio per l’aiuto alle vittime di reati. In Svizzera, dati dell’Ufficio federale di statistica, nel 2016 sono state 17.685 le richieste di aiuto, rispetto alle 17.297 del 2015. A titolo di paragone, nel 2000, erano 15.521; in Ticino 199. A restare ancora più nell’ombra sono le forme di violenza psicologica, più numerose, ma meno evidenti e quindi più difficili da provare, anche se per le vittime queste vessazioni sono fonte di grande sofferenza. Sino a quando non trovano il coraggio di dire basta.

p.g.
18.06.2017


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