Le critiche sul progetto del nuovo ospedale di Acquarossa
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"Mancano la geriatria
e il pronto soccorso"
PATRIZIA GUENZI


C’è qualcosa che non torna nell’annuncio altisonante di Paolo Beltraminelli di qualche giorno fa. Il direttore del dipartimento della Sanità (Dss) ha presentato il nuovo ospedale di Acquarossa - 15 letti acuti e 30 acuti di minore intensità, 20 milioni di franchi d’investimento - sottolineando che "tutta la valle deve crederci" e sollecitando i privati a cooperare con l’Ente ospedaliero. In realtà, qualche dubbio è sorto, tra i cittadini e soprattutto tra i membri dell’Associazione per gli ospedali di valle che avevano lanciato l’iniziativa popolare "per cure mediche e ospedaliere di prossimità" (oltre 14mila firme, già consegnate). "Mancano i letti per la geriatria", osserva il dottor Sebastiano Martinoli. E Willy Baggi, strenuo difensore degli ospedali di valle, rincara: "Dove li mandiamo i nostri vecchi, a Locarno come tempo fa aveva detto Beltraminelli, ma stiamo scherzando? Inoltre, non si fa alcun riferimento al pronto soccorso che deve essere aperto sette giorni su sette, 24 ore su 24. Si parla invece di ‘altri contenuti importanti’, quali la fisioterapia, l’ergoterapia, la farmacia… Servizi che già esistono in zona. Ecco perché tutto ciò mi suona tanto di presa in giro".
Se sul principio di costruire un nuovo nosocomio ad Acquarossa sono tutti d’accordo, le perplessità sono altre: "Sui contenuti qualcosa non torna - osserva Tiziana Mona, presidente dell’Associazione per gli ospedali di valle -, ovvero quali servizi sanitari si vogliono mettere in questa struttura. Sino ad oggi abbiamo sentito tante belle parole, in concreto staremo a vedere". E anche Mona, che tiene a precisare quanto le rivendicazioni contenute nell’iniziativa siano fondamentali per tutto il cantone, non soltanto per una valle o un distretto,aggiunge: "Verrà mantenuto il servizio di pronto soccorso, e se sì di quale livello sarà?".
Ma non è tutto. Leggendo il comunicato del Dss che parla di "realizzare una nuova struttura ospedaliera ad Acquarossa, da sviluppare in sinergia con gli operatori e le istituzioni sociosanitarie della valle", vien da pensare che si voglia far rientrare dalla finestra la modifica della legge dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) bocciata sonoramente dal popolo nel giugno 2016. Ovvero la collaborazione tra pubblico e privato. Beltraminelli aveva infatti promesso di trovare nuovi strumenti legislativi per concretizzare forme di collaborazione sanitaria. "Vedremo cosa proporrà, sino ad oggi non è stato molto chiaro neanche su questo", dice Gina La Mantia, granconsigliera ps, membro della Commissione sanitaria. "Quando la collaborazione è no profit benvenga!", replica Martinoli, riferendosi, in questo caso, all’offerta della Fondazione La Quercia di mettere a disposizione il terreno per il nuovo ospedale. "Ma questo non ha bisogno di una nuova legge cantonale", commenta Mona.  
Intanto, Gina La Mantia sul progetto del nuovo ospedale di Acquarossa si dice "ottimista prudente", perché "l’iniziativa che abbiamo depositato sarà discussa in Gran Consiglio e il popolo dovrà dire la sua. Il progetto finale, quindi potrebbe venir modificato. Insomma, io sono possibilista che le nostre richieste alla fine saranno ascoltate". Richieste, ribadisce forte e chiaro Baggi "per il mantenimento del reparto di geriatria come c’è sempre stato ad Acquarossa, con la presenza del dottor Guido Ongaro. Su questo non intendiamo cedere".
C’è poi un altro punto molto importante per una realtà come quella della val di Blenio. "Sono necessari medici di base, capaci di integrarsi col servizio di picchetto - sottolinea Martinoli -. Quindi occorre una sinergia con medici che hanno uno studio esterno o, meglio ancora, potrebbero avercelo all’interno dell’ospedale. Una comodità nel caso in cui siano necessari esami più specifici, senza doversi spostare. In sostanza, vogliamo una medicina di prossimità, che tenga conto del bisogno sanitario di tutto il territorio".
E allora, forse, non è dei 15 letti acuti che ha bisogno la popolazione della valle. "È una presa in giro", commenta Mona. E spiega: "Scommettiamo che nel giro di poco saranno destinati a cadere? Costeranno troppo, ci verranno a dire. Perché è ovvio, occorre un certo numero di personale per gestirli. E allora noi diciamo: con gli stessi impiegati si può benissimo arrivare a 25-30 letti, trovando posto anche per la geriatria. E, ripeto, non costerebbe di più".

pguenzi@caffe.ch
@PatriziaGuenzi
09.07.2017


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