Anche le moderne tecnologie fanno aumentare i costi
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Siamo assediati
da tac e risonanze
PATRIZIA GUENZI


Se pensate che 15 Tac e 13 risonanze magnetiche per immagini (Rmi) - distribuite tra ospedali, cliniche e centri medici privati - siano sufficienti per un cantone di nemmeno 360mila abitanti vi sbagliate di grosso. Nel prossimo futuro il loro numero è destinato ad aumentare. Eppure, in Svizzera, e in Ticino, da tempo si parla di "utilizzo appropriato e senza sprechi delle risorse sanitarie disponibili". Tant’è che il 15 settembre prossimo, all’hotel de La Paix di Lugano, si terrà la seconda edizione del simposio Choosing Wisely.  
E invece succede che l’ospedale La Carità  di Locarno di qui a poco non condividerà più la macchina per Rmi con la clinica Santa Chiara. Quest’ultima ne prenderà una una tutta per sé. Non stanno a guardare - ma anzi vantano attrezzature all’avanguardia anche per esami ragiologici - i Centri medici privati di cui è tutto un fiorire nel cantone. Nel giro di un anno ne aprirà un altro a Mendrisio, a due passi dall’ospedale Beata Vergine. E così, saliranno a otto. Anche i servizi di dialisi non mancano. Ma presto se ne aggiungerà un altro nella casa anziani di Faido. Il progetto c’è, si tratta ancora di definire tutti i dettagli. Un’esigenza, stando ai promotori (vedi articolo sotto).
Circondati dagli apparecchi diagnostici, dunque. Niente di illegale, ovvio. Forse inopportuno, un po’ esagerato sicuramente, vista l’esiguità dei potenziali pazienti. Con quel che costano macchine come Tac e Rmi è evidente che debbano "viaggiare", fosse soltanto per ammortizzarne la spesa. Le autorizzazioni per la loro installazione sono concesse da Bellinzona, che verifica, si legge sul sito del Cantone, "se esiste un fabbisogno non sufficientemente coperto" e vigila "allo scopo di contenere i costi della salute e di tutelare l’interesse pubblico preponderante". Purtroppo, sono i numeri crescenti a dirlo, si rivela poco efficace l’intervento del Cantone. "Una commissione del Consiglio di Stato valuta l’opportunità per un ospedale o una clinica di dotarsi di un costoso macchinario - spiega Brenno Balestra, primario di medicina interna all’ospedale di Mendrisio -. Se l’Ente ospedaliero di fronte a un no non reagisce, le cliniche private spesso fanno ricorso. E si sa che a livello federale fa stato la libertà di concorrenza e di mercato".
"C’è chiaramente un eccesso di macchine diagnostiche in Svizzera - nota Jean-Michel Gaspoz, copresidente della Società svizzera di medicina interna generale -; si corre il rischio di fare troppi esami". In dieci anni gli esami Tac sono triplicati in Svizzera e i costi aumentati del 40% tra il 2009 e il 2013. Ricordiamo che per ricorrere ad una Tac devono esserci precise motivazioni cliniche, altrimenti l’esame oltre che dannoso è costoso. A livello nazionale, si stima che un terzo dei trattamenti medici sia inutile. In Ticino, gli esami di risonanze e Tac sono quasi il doppio rispetto alla media svizzera.
Numeri, tanti numeri a cui corrispondono altrettanti esami, che fanno lievitare la spesa nazionale per la sanità, ormai attorno agli 80 miliardi di franchi l’anno. "La domanda indotta dall’offerta ha un’ampia letteratura, sia teorica sia empirica, che in generale ne conferma l’esistenza, seppure in intensità e modalità diverse - osserva il professor Carlo De Pietro, docente e ricercatore alla Supsi -. Puntare sull’offerta, dall’appropriatezza clinica e organizzativa alle retribuzioni ai profitti, anziché sulla domanda, resta un’efficace leva di verifica complessiva della spesa sanitaria e di governo del sistema".
Ma non sono solo Tac e risonanze a pesare sul bilancio sanitario. Anche apparecchi Rx, mammografi, ecografi e vari macchinari per le indagini di medicina nucleare. Il peso economico delle prestazioni evitabili, quelle cioè che non danno nessun beneficio ai pazienti, rappresenta, secondo l’Oms, il 20-40% della spesa sanitaria.

pguenzi@caffe.ch
03.09.2017


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