Un quarto degli assicurati paga oltre 500 franchi al mese
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Sono 85 mila i ticinesi
tartassati dalle Casse
PATRIZIA GUENZI


C ’è chi dice sia stata infranta la soglia psicologica dei 500 franchi mensili per la cassa malati obbligatoria. Più che psicologica, una soglia economica molto dolorosa che va a gravare sullo striminzito borsellino della maggior parte dei cittadini-pazienti. L’anno prossimo il 15,6% degli svizzeri ogni mese verserà per assicurarsi la salute una cifra da capogiro. Solo per quella obbligatoria. Spulciando i dati cantonali - forniti al Caffè da Comparis, il più grande servizio di confronti Internet elvetico - emerge che in Ticino quasi un quarto  degli assicurati, 85.644, verserà oltre mezzo migliaio di franchi al mese. Un dato fra i più alti, dopo Basilea, Ginevra, Vaud, Neuchâtel e Giura. "Abbiamo raggiunto quote sempre più difficili da accettare, soprattutto per i redditi medi che non ricevono alcun aiuto dal Cantone", commenta Christophe Kaemp, portavoce di Santésuisse, la maggiore associazione di casse malati.  
Importi esorbitanti, non più prerogativa soltanto dei ricchi. Che lasciano senza parole, a parte la solita frase-ritornello "così non si può andare avanti" balbettata ogni dodici mesi da assicurati, casse, politici e associazioni dei consumatori. Che fare? Tante proposte si sono messe sul tavolo già da tempo, ma sinora nulla è mai stato concretamente fatto: la cassa malati unica, una limitazione delle prestazioni rimborsate, l’aumento della franchigia minima, il premio legato al reddito... Anche cambiare cassa serve a poco. Gli svizzeri, tra l’altro, sempre stando a Comparis, sembrano piuttosto fedeli. "Soltanto l’8-10% cambia e lo fa solo se confrontato con un aumento straordinario, nel 2009-2010 l’ha fatto il 15,4%", spiega Felix Schneuwly, esperto di assicurazioni malattia di Comparis.
C’è chi pensa che quest’ultimo aumento potrebbe innescare un positivo cambiamento di mentalità nei pazienti: non più "pago tanto e quindi consumo tanto", ma "mi impegno per consumare meno e ridurre i costi". Perché questo è il solo modo per arrestare il perverso circolo vizioso che favorisce il caro salute.
Comparis, nei suoi calcoli, ha applicato gli aumenti annunciati per il 2018 sulla base degli assicurati del 2017, tenendo conto che nessuno cambierà cassa, possibilità concreta sino al 30 novembre. A pagare oltre 600 franchi saranno 2026 ticinesi. Di questo passo, facile immaginare che nel giro di tre-quattro anni arriveremo a sborsare 800 franchi al mese. E siccome tutto aumenta, gli affitti, gli alimentari, i costi fissi, mentre gli stipendi sono fermi al palo, prima o poi l’intero sistema esploderà.  
Tornano alla mente le parole di Stefan Felder, economista della salute e professore all’Università di Basilea, da tempo sostiene che bisogna mettere un tetto massimo alle cure, fissare ad esempio un tetto di spesa per un anno di vita. Detto altrimenti, rinunciare a pagare determinate prestazioni, mettere un limite al finanziamento delle cure. I costi della salute, si sa, si impennano negli ultimi dodici mesi di vita. "Esistono anche altri sistemi che si potrebbero applicare velocemente - aggiunge il professor Felder -, limitare il rimborso di determinati esami o interventi. Si risparmierebbero milioni di franchi ogni anno. Mi chiedo l’utilità di alcuni test, come quello per il cancro della prostata o il depistaggio sistematico del cancro del seno".
Un accesso alle cure più restrittivo potrebbe dunque essere un modo per arginare il caro salute. "Non si tratta di razionalizzare - riprende Felder -, ma di valutare ogni volta l’opportunità di una prestazione. Un’altra misura altrettanto efficace è l’aumento della franchigia minima. Dagli attuali 300 franchi a 600 o anche 900". Ma il punto più dolente da risolvere, e qui tocca la politica, sono gli ospedali. "Troppi e troppe le operazioni rispetto ad altri Paesi industrializzati", sottolinea Felder.
Stando ad una recente indagine dell’Ufficio federale della sanità, tra il 2003 e il 2014 gli interventi sono lievitati, a volte addirittura del 145%. È il caso della protesi al ginocchio: i pazienti in degenza stazionaria sono passati da 8.676 a 21.244. Sempre tra il 2003 e il 2014 il numero di trattamenti stazionari per protesi all’anca è aumentato del 50 per cento, da 16.650 a 24.919. "Perché non puntare di più sugli interventi ambulatoriali? - conclude Felder -, sarebbe un ottimo sistema per spendere meno".

pguenzi@caffe.ch
15.10.2017


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