Nuove regole per i 9mila dipendenti del commercio
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Maggioranza di firme
per "allungare" gli orari
MAURO SPIGNESI


Pochi giorni ancora, massimo una settimana e sul tavolo del Consiglio di Stato arriverà il dossier sul pacchetto normativo che dovrà regolare il settore del commercio al dettaglio. Oltre la metà dei commercianti ha detto sì al contratto. E ora l’iter per ottenere dal governo il decreto necessario, cioè il semaforo verde per le nuove regole su orari, salari minimi e aperture festive dei negozi, potrebbe concludersi a metà del prossimo anno. Il quadro legislativo attuale è del 1968.
"Siamo in dirittura d’arrivo. Noi abbiamo trasmesso i dati relativi al quorum di firme necessarie per il nuovo contratto collettivo a luglio, il Consiglio di Stato ha fatto le sue osservazioni e noi le abbiamo accolte modificando alcune parti del documento", spiega Paolo Locatelli, dell’Ocst, il sindacato che insieme a Federcommercio, Disti (grande distribuzione), Società impiegati di commercio (Sic) e Sindacati indipendenti ticinesi (Sit), costituisce il tavolo tecnico che ha lavorato in questi anni per fare una radiografia del settore. Oggi si sa che in Ticino ci sono circa 1.900 punti vendita, 1.200 datori di lavoro e circa 9.000 dipendenti (compresi quelli della grande distribuzione e del FoxTown). "Per andare avanti - aggiunge Locatelli - dovevamo ottenere il 50 per cento più uno di adesioni al nuovo contratto. E l’obiettivo è stato raggiunto". Soltanto Unia si è fatta da parte e ha già fatto capire che una volta che verrà pubblicato il decreto farà ricorso.
"Noi no. Questo pacchetto di norme - spiega Locatelli - è un grande passo avanti. Introduce  la tredicesima, dice basta all’orario "spezzatino" delle commesse e dei commessi, garantisce salari minimi, stabilisce che il sabato si chiuda alle 17, il giovedì sempre alle 21 e gli altri giorni alle 19. In più su richiesta ci saranno 5 giornate festive d’apertura. Aperture che magari serviranno poco al negozio di paese ma saranno utili per le strade dello shopping nelle città e per la via Nassa a Lugano dove nei giorni festivi passano parecchi turisti. Insomma, c’è più elasticità, certo, ma ci sono anche più garanzie per i lavoratori". Sulle aperture, uno dei nodi di questi anni, i sindacati si sono divisi. Da una parte Ocst, dall’altra Unia. "Sappiamo bene che a Unia non andranno bene le nuove regole. Mah! Un sindacato che è contro il contratto di lavoro succede soltanto in Ticino", dice il presidente della Commissione paritetica cantonale per il commercio al dettaglio, Rinaldo Gobbi. Sempre sulle aperture, e dopo che Lidl ha annunciato che il 24 dicembre non aprirà nonostante il Dipartimento finanze ed economia abbia rilasciato l’autorizzazione, il deputato mps Matteo Pronzini, ha attaccato questa scelta. Una scelta "di carattere ideologico che obbliga migliaia di dipendenti (principalmente madri di famiglia) a trascorrere la domenica 24 dicembre tra gli scaffali e le casse della grande distribuzione". Ma Gobbi ribatte: "Abbiamo sempre aperto la vigilia di Natale, e anche se quest’anno cade di domenica cosa cambia? L’apertura ci è stata accordata dal governo. Quindi non vedo perché discuterne tanto. E poi nessuno è obbligato a tenere aperto".
Dopo la votazione popolare cantonale del 28 febbraio dell’anno scorso, in cui la nuova legge sull’apertura dei negozi ha ottenuto il 60% dei sì,  era previsto che la normativa entrasse in vigore solo dopo l’approvazione del contratto collettivo di lavoro "decretato di obbligatorietà generale" dal Consiglio di Stato. Ma prima il dossier dovrà essere verificato dalla Seco a Berna. E quando crescerà in giudicato sarà legge.                        m.sp./p.g.
05.11.2017


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