Smarrimento e disillusione dopo il fallimento del Casinò
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"La Svizzera annetta
Campione d'Italia"
ANDREA STERN


Staremo in piazza a oltranza, fino alla riapertura del Casinò". Non sono nemmeno le 9 del mattino, ma davanti al municipio di Campione d’Italia c’è già un nutrito gruppo di manifestanti. Bambini, adulti, anziani. Tutti dipendenti (o ormai ex dipendenti?) del Casinò, con al seguito figli, parenti, amici e sostenitori. Si ritrovano lì dallo scorso 27 luglio, quando il Tribunale di Como ha dichiarato fallita la società di gestione della casa da gioco. Tutti i giorni sotto i gazebo che non riescono a ripararli dalla calura. Si fanno forza a vicenda, dal mattino presto a mezzanotte. "Cominciamo ad essere stanchi - dice una donna -, ma cos’altro possiamo fare? Il Casinò è la nostra vita, non molleremo la presa". E tra le tante voci anche chi dice: "Vogliamo annetterci alla Svizzera".
A dirigere il presidio è Rosy Bianchi, dirigente del sindacato provinciale e lei stessa dipendente (o ex?) del Casinò. "Cerchiamo di far sentire la nostra voce - spiega -, qui dalla piazza, ma anche sui social. Vogliamo svegliare la politica italiana". Poiché, complici anche le vacanze estive, finora da Roma è giunta ben poca solidarietà nei confronti dei circa 500 lavoratori rimasti di colpo senza lavoro. "Eppure negli anni, da Campione sono defluiti fiumi di denaro - evidenzia Bianchi -. Ma ora che il giocattolo si è rotto non interessiamo più a nessuno". L’unico sostegno, dicono i dipendenti, sta giungendo dalla Svizzera. "Vogliamo ringraziare i nostri vicini elvetici, che in questo momento difficile ci stanno venendo incontro - afferma la sindacalista -. Avrebbero potuto reclamare i soldi che il comune di Campione deve loro, invece ci stanno aiutando concretamente, ad esempio offrendosi di ospitare i bambini che si sono visti chiudere il loro asilo a causa del dissesto finanziario". Proprio mentre Rosy Bianchi pronuncia queste parole, arriva al presidio un’altra lavoratrice e annuncia: "La scuola di musica di Melide ci ha dedicato una canzone - dice -. Una poesia commovente, che ben descrive il nostro struggimento. E si sono pure offerti di suonare gratuitamente per noi in occasione del prossimo corteo, il 23 agosto".
Gratuitamente è un po’ la parola chiave di questo presidio. "C’è chi ci ha regalato le bibite, chi ha portato le pizze, chi la carne - spiega il croupier Omar -. Ognuno dà il suo contributo per portare avanti il presidio. Non solo noi dipendenti, ma anche parecchi altri attori economici del paese". E questo nonostante uno scenario futuro di totale incertezza. "Io questo mese non ho pagato l’affitto - afferma un altro croupier -. Se non si smuove nulla, il mese prossimo non potrò neanche fare la spesa".
Una realtà ben diversa da quella immaginata a Roma, dove i campionesi sono considerati dei privilegiati. A torto. "È vero, in passato molti di noi hanno guadagnato bene - riconosce una manifestante -. Ma abbiamo lavorato, non abbiamo rubato nulla. E negli ultimi anni abbiamo accettato tutti i tagli di salario che ci sono stati chiesti. L’ultimo del 33%, che non è poco. Siamo arrivati a salari che spesso sono insufficienti per vivere in un paese come Campione. Perché in Italia spesso si dimentica che qui la vita costa come in Svizzera". Una situazione drammatica per tutti, non solo per i dipendenti del Casinò. Molti pensionati, ad esempio, percepiscono appena mille euro al mese. "Fino a non molto tempo fa il comune ci versava un contributo integrativo - osserva un anziano -. Ora non più. Ma con la sola pensione italiana è impossibile pagare l’affitto". C’è poi il capitolo dei dipendenti comunali, un centinaio, di cui 86 sono stati messi in mobilità. "Ciò significa che dobbiamo accettare qualsiasi impiego nel raggio di 50 chilometri - afferma uno di loro -. Ma se dovessi finire a lavorare a Como, dove si guadagna un terzo, non sarei in grado di continuare a pagare l’affitto in franchi svizzeri. Dovrei andarmene da Campione".
Insomma, un paese sull’orlo del precipizio, che cerca disperatamente ascolto. "Non chiediamo soldi - sottolinea Bianchi -. Chiediamo solo che  la casa da gioco venga riaperta al più presto. Abbiamo una cifra d’affari di 90 milioni di euro l’anno. Con una gestione oculata, slegata dalla politica, il Casinò ha tutte le carte in regola per funzionare". Bisogna ripartire da zero, dunque. Scaricando tutti coloro che hanno fatto parte dell’ultima gestione, a partire dal sindaco Roberto Salmoiraghi, di cui tutti chiedono le dimissioni. Che però ribatte: "Non farò alcun passo indietro. Piuttosto uno in avanti".
I cittadini scuotono la testa. "Non ci fidiamo più dei nostri amministratori, né a Campione, né a Como, né a Roma". E ripetono: "Preferiremmo mille volte essere annessi alla Svizzera". Un dipendente si intromette: "Io ci sto, anche subito. Dove si firma?".

astern@caffe.ch
12.08.2018


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