Il sito per prenotare letti sprona gli alberghi a nuove idee
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Il successo di Airbnb
infastidisce gli hotel
PATRIZIA GUENZI


Airbnb un concorrente? Macché! Il portale che mette in contatto persone in cerca di un alloggio per brevi periodi potrebbe rivelarsi un redditizio partner per gli albergatori. Ma anche costringerli a modificare strategia. Solo in Svizzera la piattaforma ha registrato oltre 900mila ospiti negli ultimi dodici mesi, per più di 3 milioni di pernottamenti. Una fetta che corrisponde al 10% del turismo elvetico. Un colosso con cui venire a patti. Diversi cantoni stanno infatti negoziando con la società americana per incassare una tassa di soggiorno. "Airbnb dà fastidio, sta godendo di un mercato senza pagare tasse - sottolinea Massimo Suter, presidente di GastroTicino -. Serve una soluzione politica". Più diplomatico Lorenzo Pianezzi, presidente Hotelleriesuisse Ticino, associazione che ha chiesto al governo una modifica di legge che regolamenti il settore: "È un interessante veicolo e non dobbiamo fargli la guerra".
Aldo Rampazzi, presidente di Ticino Turismo, non vuol certo mettersi a tu per tu col gigante Airbnb, non nega però una certa irritazione. "Sono preoccupato, sfuggono al pagamento delle tasse - dice -. Da un po’ stiamo lavorando per capire la reale portata del fenomeno, non per combatterlo, ma per trovare dei punti di incontro". In Svizzera, grazie alla piattaforma online attiva nel mercato degli alloggi privati, negli ultimi dodici mesi hanno dormito molti americani, francesi e tedeschi. Unterseen, Crans-Montana, Scuol tra le destinazioni invernali più popolari. "È evidente che questo gigante spaventi - osserva Pietro Beritelli, docente di economia del turismo all’università di San Gallo -. È entrato nel mercato con irruenza. È un cane sciolto. Ma solo apparentemente sembra non voler sottostare a regole. Nel giro di qualche anno la questione delle tasse verrà risolta. Airbnb è disposto ad adeguarsi alla legge dei singoli Stati. In America, ad esempio, s’è già accordato per incassare le tasse".
Airbnb non può non interessare le autorità. Infatti, già 400 città e regioni in tutto il mondo hanno firmato accordi con la piattaforma per riscuotere le tasse turistiche. Ma al di là di questo aspetto, agli albergatori preme soprattutto non perdere ulteriori pernottamenti. "Il cliente abituato a dormire da noi difficilmente si affiderà ad Airbnb - sottolinea Pianezzi -. Vero è che c’è tutta una fascia di clientela che sceglie le case private e che ci potrebbe interessare. Persone che hanno un budget calcolato. Ecco perché anche noi postiamo alcune camere, quelle più ‘basic’, sul portale".
"Basic" per ora, perché Airbnb non sta certo a guardare. Ha già creato dei filtri di ricerca per B&B e boutique hotel (piccoli hotel di lusso) e ora punta anche ad una clientela più facoltosa. "All’ultimo forum di Davos aveva messo a disposizione una suite per 30mila franchi a notte - ricorda Pianezzi -. Ecco perché dico che è un canale interessante. Ci apre al mondo. Puntare i piedi non ha senso. Tanto vale andarci d’accordo, diventerà sempre più forte". In futuro potrebbe trasformarsi in una sorta di provider che organizza l’intero viaggio, soggiorno compreso.  
Tra i cantoni che hanno regolamentato il settore degli Airbnb, esistono collaborazioni con Zugo, Basilea Campagna, Zurigo e Basilea Città. "Il nostro handicap è che abbiamo due tasse, di soggiorno e di promovimento turistico", precisa Pianezzi. Ma qualcosa si farà. "Una tassa ad hoc, più bassa - suggerisce Suter -, anche se poi si porrebbe il problema degli hotel che postano le loro offerte su Airbnb, pagando così, di fatto, meno tasse". Una soluzione andrà concretizzata. E in tempi rapidi, visto che oggi sulla piattaforma complessivamente si possono già trovare ben 35.800 alloggi distribuiti in tutto il Paese. Oltre il doppio rispetto a due anni fa.
Che il settore non sia molto regolamentato lo ammette anche Beritelli. "Tuttavia - spiega - è  inutile reagire con fastidio e cercare di combattere questo fenomeno come hanno fatto alcuni Paesi. In Svizzera, tutto sommato, si è reagito abbastanza bene. Lo dimostra il fatto che molti alberghi già utilizzano Airbnb per postare delle stanze. Il turismo è un fenomeno sociale, la domanda decide dove andare e l’offerta si deve adeguare. Airbnb fa incontrare esigenze e disponibilità. In questo modo si può andare ovunque, girare il mondo. In fondo il fenomeno è molto semplice. E negli anni ha suscitato l’interesse di molti. Infatti ad Airbnb ci sono già alternative interessanti. Se Airbnb non sta a guardare, non lo fanno neanche gli albergatori. Le grandi catene alberghiere, ad esempio, si sono già organizzate con propri portali di prenotazione, consapevoli della potenzialità del mercato della "condivisione della casa". Il gruppo alberghiero Marriott International, ha avviato un progetto pilota in cui offre appartamenti privati con il motto "i viaggiatori possono sperimentare la loro destinazione da una nuova prospettiva locale". Potrebbe essere uno slogan pubblicitario di Airbnb.

pguenzi@caffe.ch
25.11.2018


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